Spesi più di 2 milioni. Ma il museo di Ugento è chiuso

Tanti soldi pubblici spesi ma da 18 mesi ancora non è entrato in funzione. L'interrogazione del Pd sul museo civico archeologico

Oggi, 17 luglio 2010, è il primo anniversario dell’inaugurazione del Museo Civico di Archeologia di Ugento e non c’è a da festeggiare. Sono passati esattamente 365 giorni dalla cerimonia di apertura al pubblico dell’ex Convento dei Francescani, reso fruibile a fini museali, al termine di lavori di recupero e valorizzazione per 2.200.000 euro di denaro pubblico, ma la struttura non è ancora entrata in funzione. E’ quanto denunciano in un’interrogazione urgente, i consiglieri comunali ugentini del Pd, Luigi Corvaglia, Oronzo Cavalera e Renato Gianfreda, che chiedono di conoscere “quali provvedimenti si stanno assumendo per porre fine, se mai ci sarà, a questa situazione ridicola se non fosse tragica e vergognosa con danni d’immagine enormi per l’intero paese” e “se si sta provvedendo ad individuare le responsabilità di questa situazione, ai fini di una rivalsa per i danni subiti come Amministrazione e come collettività intera”. I consiglieri ripercorrono le tappe della travagliata gestazione, per altro ancora in corso, in attesa dell’apertura della struttura. E annotano che sono state identificate “deficienze relative alle misure di sicurezza e prevenzione incendi, fatte presenti al Comune di Ugento dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco il 30 novembre 2009 a seguito del sopralluogo del 2 novembre 2009 (si tenga presente che molte indicazioni erano già contenute nel Parere di Conformità Antincendio datato 27 luglio 2007 sul progetto originario)”. La faccenda si è conclusa con “prescrizioni d’adeguamento da ottemperare entro il 31 gennaio 2010 al fine di poter ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (Cpi) pena la chiusura della struttura” che non sono state ancora realizzate comportando “la chiusura del Museo dal 23 febbraio 2010 fino a data da destinarsi”. Inoltre, già dalla fine della scorsa estate 2009 si sono verificati alcuni problemi come “il guasto all’impianto di condizionamento del chiostro e il danneggiamento del sistema di oscuramento della copertura vetrata dello stesso” che potrebbero arrecare, “qualora non fosse già avvenuto, gravi danni ai reperti archeologici esposti praticamente ai raggi solari diretti”. E le conseguenze sono state e sono di non poco conto. Innanzitutto ulteriori spese a carico del Comune, “compresi gli oneri di una nuova istruttoria presso i Vigili del Fuoco, non hanno ancora prodotto il rilascio del Cpi e la riapertura del Museo. A ciò si è aggiunto un notevole danno di immagine per Ugento, con turisti e scolaresche impossibilitati a fruire delle bellezze di una struttura culturale così importante per un periodo cosi lungo”. Poi, dopo il danno, anche la beffa. Nonostante la situazione appena descritta “si è avuta la presunzione di far comparire il Museo Civico di Archeologia come fruibile nella seguitissima trasmissione “Linea Blu”, andata in onda su Rai Uno il 10 luglio 2010” e che “sia prima, ma in maniera particolare dopo detta messa in onda, molti turisti si sono recati ad Ugento per visitare il Museo, trovandolo chiuso”. Insomma, Ugento si fregia del titolo di “Città d’Arte”, ma per i consiglieri la situazione che si è creata è uno “scandalo” e “un monumento allo spreco di danaro pubblico ed all’incapacità tecnico-amministrativa della giunta comunale”. E tutto ciò, perfettamente si integra con “una gestione e fruizione sui generis ed altalenante di altri beni culturali (vedesi Cripta del Crocefisso, Museo Colosso, Castello)”.

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