Mistero di Racale, si torna a indagare dopo 33 anni

Dopo la denuncia presentata dai genitori di Mauro Romano, il bambino scomparso a Racale il 21 giugno del 1977, la Procura di Lecce ha aperto un nuovo fascicolo d'indagine

Trentatré anni dopo la Procura torna a indagare sulla scomparsa di Mauro Romano, il bambino di sei anni svanito nel a a Racale la sera del 21 giugno 1977. una storia che vien fuori dagli abissi del tempo. Oggi un nuovo fascicolo d’inchiesta contro ignoti campeggia sulla scrivania del sostituto procuratore della repubblica di Lecce Giuseppe Capoccia. Al momento non ci sarebbe alcun nome iscritto nel registro degli indagati, ma nei prossimi giorni il piemme titolare del procedimento dovrebbe sentire alcune persone. A dare avvio ai nuovi accertamenti la denuncia presentata al procuratore capo Cataldo Motta, alcune settimane fa, dai genitori della persona scomparsa, i coniugi Natale Romano e Bianca Colaianni. Loro, in tutti questi lunghissimi anni, non hanno mai dimenticato, hanno continuato a vivere nelle menti e nei cuori una scomparsa dolorosa e un vuoto incolmabile, provando a dare una spiegazione ed un volto all’autore di un simile gesto. Una ferita mai rimarginata neanche dai decenni trascorsi, un arco di tempo lunghissimo che è servito a provare a ricostruire, tassello dopo tassello, un mistero mai risolto. A far luce sulla vicenda potrebbe essere stato il racconto, nel 1998, di un amico dei genitori di Mauro, morto poi in un incidente stradale circa dieci anni fa. L’uomo, testimone di Geova come i coniugi Romano, riferì che a rapire il bambino era stato una persona vicina ai genitori, che all’epoca della scomparsa di Mauro frequentava la loro casa assiduamente. Il motivo del rapimento era da ricercarsi nel denaro promessogli da qualcuno in cambio del bambino. “Non sporgemmo denuncia – scrivono i coniugi Romano – perché la nostra religione non lo permetteva e non lo permette. La nostra religione, infatti, non consente ad un fratello di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione”. Quel vincolo oggi però è caduto: quell’uomo non fa più parte della congregazione. Quel 21 giugno del 1977 era un pomeriggio caldo, afoso, pieno di luce e di mistero come ogni solstizio d’estate. Mauro con il fratello Antonio, di pochi anni più grande, si trovava a casa dei nonni materni, in vico Immacolata a Racale. Natale Romano e Bianca Colaianni, infatti, erano partiti per Poggiomarino, un piccolo comune in provincia di Napoli, per assistere ai funerali del papà di Natale. Antonio si allontanò in compagnia di uno zio per assistere ad una gara ciclistica. Mauro, invece, scomparve nel a. Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Taviano, grazie anche all’ausilio di alcuni cani, indirizzarono le ricerche nella località denominata “Castelforte”. Qui in un trullo, precisamente su un giaciglio di erba secca, fu trovato un batuffolo di ovatta, usato, presumibilmente, come tampone narcotizzante. Pochi giorni dopo la scomparsa, i genitori di Mauro ricevettero diverse richieste di riscatto, pari a circa 30 milioni delle vecchie lire. Le indagini in tal senso portarono all’arresto di Antonio Scala, che raccontò che il piccolo Mauro era nella località di Castelforte, in custodia presso una donna con i capelli biondi. Tale riscontro non ebbe però alcun esito. Oggi si torna a indagare su una scomparsa che in paese nessuno ha dimenticato. Neanche il tempo, gran cerimoniere dell’inerzia e dell'oblio, può cancellare la voglia di raccontare tipica di ogni piccola comunità. Ed è tracciata sull’asse Racale-Castelforte, con ogni probabilità, la soluzione di un mistero che ha sconvolto un’intera comunità, facendo leva su omertà e connivenze. Forse, come sostengono nella denuncia i genitori di Mauro, la chiave di questo caso è proprio nella figura di quell’uomo, così vicino alla famiglia Romano, che potrebbe aver portato via il loro bambino a bordo di una Vespa blu. Sospetti e accuse che toccherà alla procura fugare, magari ascoltando, per la prima volta in 33 anni, quest’uomo misterioso.

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