Omicidio Basile: piccoli gialli e ipotesi alternative

Entra nel vivo il processo nei confronti di Vittorio Luigi Colitti, il 19enne (minorenne all’epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’IdV assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. Nell’aula del Tribunale per i minorenni del capoluogo salentino sfilano i testi di accusa e difesa. Dopo il dottor Alberto Tortorella, il medico legale che ha effettuato l’autopsia sul corpo di Peppino Basile, sentito nella scorsa udienza, sul banco dei testimoni salgono gli uomini delle forze dell’ordine che per primi si sono occupati delle indagini e della ricostruzione dell’omicidio. In particolare è il maresciallo Giuseppe Corvaglia, del Reparto investigativo del Nucleo operativo dei carabinieri di Lecce, a ricostruire prima la scena del crimine, in base ai sopralluoghi effettuati nei pressi dell’abitazione della vittima, e poi l’ultimo giorno di vita di Basile. Quella sera il consigliere Idv si reca a cena con degli amici nel ristorante “Le voiler” di Torre Pali, dove si trattiene fino a tardi. In seguito Basile accompagna con la sua auto un amico a casa, in località Gemini, frazione di Ugento. Sono circa l’1.15 quando i due si salutano, poi Basile si dirige verso casa fermandosi, con ogni probabilità, ad acquistare un pacchetto di sigarette. Secondo i riscontri investigativi l’omicidio avviene presumibilmente tra l’1.35 e l’1.40. Un minuto dopo, infatti, al 118 giunge la telefonata di Stefano Colitti, rispettivamente figlio e padre dei due presunti assassini, che allerta con il proprio telefono cellulare i sanitari perché soccorrano il vicino di casa. Poco più tardi, all’1.43, al 112, il numero di pronto intervento dei carabinieri, giunge la telefonata di un altro vicino di Basile. E’ il brigadiere Ferrario, in servizio presso la centrale operativa dei carabinieri di Casarano. a ricevere la telefonata dell’uomo che, piuttosto agitato, avverte che in via Nizza, all’altezza del civico 52, “c’è una persona riversa per terra in un lago di sangue”. Sul posto accorre una pattuglia del nucleo radiomobile, che trova i sanitari del 118, che hanno già constato il decesso dell’uomo. Il maresciallo Corvaglia ha poi ripercorso tutte le varie piste battute in fase di indagine. Innanzitutto la pista passionale. Non rappresentano un segreto, infatti, le numerose frequentazioni femminili di Basile. Quasi sempre, però, si è trattato di donne vedove, nubili o separate. Un elemento che ha ulteriormente avvalorato l’inconsistenza di questa ipotesi, in cui sono comprese anche i presunti rapporti con alcune prostitute extracomunitarie. Più corposa, sicuramente, la cosiddetta pista politica. Basile, secondo quanto emerso in aula, più volte aveva puntato l’indice contro l’amministrazione comunale di Ugento e alcune concessioni rilasciate, a suo dire, in modo piuttosto leggero. Come ad esempio i permessi per costruire due chioschi a Torre San Giovanni, intestati alle mogli di Tiziano Carratta e Angelo Congedi, due amministratori comunali del piccolo centro salentino. O ancora la realizzazione di un motel con annesso distributore da parte della Real summer estate, società che faceva riferimento a Bruno Ozza, nipote del sindaco. Un’opera da realizzare su terreni, secondo quanto emerso, di proprietà di Congedi. Senza dimenticare quelle riguardanti il complesso alberghiero Orex, realizzato in contrada Fontanelle nel parco naturale d’Ugento. Al centro delle sue campagne di denuncia anche la discarica e il centro di stoccaggio di Burgesi, dato in concessione al comune di Ugento ma mai entrato in funzione. Situazioni quest’ultime mai approfondite nel corso delle indagini. Anche la pista del gioca d’azzardo non ha portato ad elementi concreti, nonostante si sia accertato, almeno in passato, la passione di Basile per il gioco delle carte ed una situazione debitoria che poteva essere riferita proprio a questo “vizio”. L’udienza è stata poi caratterizzata, ancora una volta, dalla figura di Giovanni Vaccaro, il collaboratore di giustizia che ha fornito con le proprie dichiarazioni una ricostruzione alternativa dell’omicidio di Basile, che sarebbe avvenuto su mandato di un imprenditore leccese e commissionato ad un certo Pio Giorgio Bove, un pregiudicato vicino a Vaccaro che si sarebbe servito di due albanesi per uccidere il consigliere. E’ legato proprio alla figura di Bove un piccolo giallo emerso nell’udienza odierna. E’ l’1.22 del 15 giugno, ora in cui Basile presumibilmente fa ritorno a casa, quando Bove riceve una telefonata indirizzata alla proprio utenza cellulare. La telefonata è però effettuata con l’addebito, un particolare che non permette di tracciare il numero del chiamante. La mattina dopo, verso le 10.15, Bove riceve altre due telefonate con lo stesso sistema. Vaccaro inoltre sarebbe già stato ritenuto attendibile in passato dalla procura, risultando determinante in un arresto per traffico di armi. Particolari ed eventi che non convincono il collegio difensivo e che saranno approfonditi nel corso delle prossime udienze. “Lo stesso procuratore generale della Suprema Corte – ha ricordato l’avvocato Francesca Conte – ha stigmatizzato il comportamento delle procure sul caso Vaccaro”. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 18 giugno.

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