Omicidio Basile: microspie ed intercettazioni

Prosegue oggi, nell’aula del Tribunale per i minorenni di Lecce, il processo a Vittorio Luigi Colitti, il 19enne (minorenne all’epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’IdV assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. In mattinata deporrà il primo teste, il dottor Alberto Tortorella, il medico legale che ha effettuato l’autopsia sul corpo di Peppino Basile. Nel corso dell’udienza di ieri è stato nominato dal Tribunale il consulente cui spetterà il compito di trascrivere le dodici intercettazioni telefoniche e ambientali menzionate nell’informativa e richieste da accusa e difesa. In particolare il dottor Giovanni Leo dovrà riportare una conversazione avvenuta tra Anna Maria Moscatello (nonna della piccola testimone oculare di sei anni) con il marito, Fernando Marini, nell’auto di quest’ultimo. Il 18 luglio del 2008 i due discutono dell’omicidio di Basile. Fernando: “Comunque la Tetta ha visto qualche cosa… lo ha detto lei, lo ha detto lei, però non li ha visti in faccia”. Anna Maria: “Va bè, in faccia sicuramente no… sono più di uno allora”. Altre intercettazioni riguardano i colloqui di Vittorio Colitti senior con interlocutori diversi, avvenute quando si trovava in ospedale a Casarano, tra il 31 ottobre ed il 2 novembre del 2009. Per quanto riguarda l’accusa sembrerebbe basilare la registrazione ambientale avvenuta nella Fiat Punto di Vittorio Luigi Colitti il pomeriggio dell’11 aprile 2009. Una registrazione che dimostrerebbe in presa diretta lo “smontaggio” delle microspie installate nell’auto dell’imputato. Operazione che sarebbe avvenuta grazie alla consulenza, avvalorata da altre intercettazioni telefoniche, di un carabiniere parente dei Colitti. Nei prossimi giorni il consulente acquisirà i nastri contenenti le intercettazioni, mentre le trascrizioni inizieranno il prossima 4 giugno. Termine per il deposito 90 giorni. Il consulente sarà poi chiamato a deporre nell’udienza del prossimo primo settembre. La difesa del giovane imputato, rappresentata dagli avvocati Francesca Conte e Roberto Bray, ha depositato dei nuovi documenti indirizzati a dare ulteriore credito alle dichiarazione di Giovanni Vaccaro, il collaboratore di giustizia che avrebbe fornito una nuova ipotesi sull’omicidio Basile, che sarebbe stato commissionato da un imprenditore leccese. In particolare una lettera, sequestrata su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giovanni de Palma, nella cella della Casa circondariale di Campobasso in cui era recluso Vaccaro. Nella missiva, scritta da Pio Giorgio Bove a Vaccaro, si farebbe “riferimento esplicito dell’omicidio del consigliere comunale”: “Per quanto riguarda invece il discorso di Ugento amico mio – scrive Bove – stai tranquillo anche se non ho ritagli di giornale da mandarti, ormai sta piano piano morendo quella storia insieme all’assessore”.

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