L’acqua non si vende

L'acqua, da bene comune a bene privato. Se ne è parlato in un incontro a Lecce organizzato dal Comitato referendario salentino “Acqua Bene Comune

di Mariapaola Pinto Da bene comune rischia di diventare bene privato, violando la garanzia dei diritti umani in nome del profitto. L’acqua, invece, non si vende. E’ l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal Comitato referendario salentino Acqua Bene Comune che nell’ambito della campagna “L’acqua non si vende”, incentrata sulla gravità della mercificazione dell’acqua ha organizzato lo scorso martedì un incontro dal tema “Acqua privata, privati dall’acqua”. All’evento, che si è svolto presso l’Università di Lecce hanno preso parte padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, Margherita Ciervo, responsabile pugliese del Comitato Acqua Bene Comune, Vitantonio Gioia, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione, e Luigi Perrone, professore di Sociologia delle Migrazioni e delle Culture. “E’ socialmente, umanamente accettabile – chiede Margherita Ciervo – che la gestione dell’acqua diventi appannaggio di politiche che hanno in mano il profitto? E con quali conseguenze? L’approvvigionamento dell’acqua rischierebbe di diventare un beneficio di pochi privilegiati che potranno permettersi la fruizione di un servizio – un servizio tra i servizi, quindi – dando il via, come la storia ci insegna e come è avvenuto già in altri stati, a conflitti, diseguaglianze, disagi tra i più bisognosi. E l’acqua non è un bisogno, ma un diritto”. Ma in una società che sembra essere arrivata all’imbarbarimento, all’indurimento del cuore, come constata Padre Alex Zanotelli, l’impegno sulla questione dell’acqua diventa soltanto un piccolo passo verso il recupero e la riappropriazione di tanti (altri) beni comuni: “pensiamo al creato, che abbiamo ridotto a merce, pensiamo alla natura, divenuta un mercato; il creato, la natura, l’acqua rappresentano la nostra vita, le nostre origini, l’acqua è come una grande madre… e si può privatizzare la propria mamma”? “Basta – aggiunge infine il missionario – finanziare e sostenere l’industria delle acque minerali, cavallo di troia con cui l’acqua, una volta imbottigliata, ha preso sempre più le sembianze di un “bene”, ma ritorniamo a bere l’acqua di S. Rubinetto! E, in Italia, abbiamo davvero l’acqua più buona al mondo…”.

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