Biomasse a Cavallino. San Donato e San Cesario protestano

Sorge il Comitato spontaneo contro la centrale a biomassa di Cavallino. “Le istituzioni facciano la loro parte”

A Cavallino e dintorni la popolazione di divide in merito all’apertura di una centrale a biomasse. La centrale dovrebbe sorgere nella zona industriale di Cavallino, ma a pochissimi Km di distanza dai comuni di San Cesario e San Donato, pertanto gli abitanti delle due cittadine insediano il Comitato spontaneo contro la centrale a biomasse. “Con il colpevole silenzio degli organi di informazione e degli esponenti politici del territorio, prosegue l’iter autorizzativo per la realizzazione di un gigantesco parco per la produzione di energia elettrica alle porte dei paesi di San Donato e San Cesario. In pratica stiamo assistendo a quello che è successo circa 10 anni fa con la discarica: il comune di Cavallino insedia, a meno di 1 Km da San Cesario e San Donato, impianti fortemente impattanti, intascando le royalties (circa 12 milioni di euro in 15 anni) e lasciando ai residenti di questi paesi le conseguenze. Di cosa stiamo parlando? Di un progetto portato avanti in barba alle raccomandazioni della legge che prevede che per la realizzazione di impianti così imponenti ci sia una comunicazione e una partecipazione “ampia e diffusa”. Nell’immediato, infatti, si prevede l’insediamento di una centrale che brucia olio vegetale importato dall’Africa di ben 37 Mw, per intenderci una volta e mezzo quella che si vorrebbe realizzare a Lecce e Casarano, e successivamente un’altra centrale alimentata a biomassa di origine solida e poi ancora un campo fotovoltaico ed un impianto per la produzione energetica attraverso la fermentazione della frazione organica dei rifiuti. Il tutto votato in consiglio comunale a Cavallino all’unanimità dei presenti, senza differenziazione di schieramento politico. L’impianto brucerà circa 170 tonnellate di olio al giorno e si estenderà su una superficie di quasi tre ettari, nelle immediate vicinanze della discarica. Per permettere la realizzazione di questi impianti è stato depositato in Regione la richiesta per ampliare enormemente la zona industriale di Cavallino da 35 a circa 100 ettari, arrivando a lambire gli abitati di San Donato e San Cesario e avvicinandosi notevolmente alla città di Lecce e Lizzanello. E’ inconcepibile pensare che scelte che hanno un forte impatto per il territorio possano essere prese senza la partecipazione di tutte le comunità coinvolte, invece nella prima conferenza dei servizi tenuta lo scorso anno è stato invitato solo il Comune di San Donato, unico Ente che finora si è espresso negativamente. Perché non sono stati invitati anche i Comuni di Lecce, Lizzanello e San Cesario i cui feudi confinano direttamente con il sito individuato per l’impianto? Perché nella stessa Cavallino non si sono fatti incontri informativi con i cittadini? Questa centrale non ha niente di ecologico ed infatti la legge la classifica come “industria insalubre di 1° classe” (art.216 t.u. leggi sanitarie) a causa delle nocive emissioni che, stando agli stessi studi di progetto, ricadrebbero sui paesi vicini (in particolare San Donato) rappresentando la classica goccia che fa traboccare il vaso: le nostre comunità hanno infatti già pagato un elevato prezzo in termini di danno ecologico, ospitando per più di dieci anni la discarica a servizio di oltre 20 comuni della provincia di Lecce! A conferma di quanto detto l’ASL LE/1, nel corso della prima Conferenza dei Servizi, ha evidenziato come la centrale in oggetto sorgerebbe in un’area già gravemente stressata dal punto di vista ambientale, in un contesto territoriale in cui già oggi si registra una mortalità per tumori superiore alla media regionale. Non vogliamo, però, scatenare una guerra tra cittadinanze in quanto le ciminiere, alte circa 30 metri, diffonderanno anche a Cavallino le polveri e i residui della combustione, piuttosto ci interessa ribadire che la delega ad amministrare non è una delega in bianco ma un mandato che deve basarsi sulla comunicazione istituzionale e il coinvolgimento degli abitanti nelle scelte che toccano beni e diritti inalienabili come la salute e l’ambiente. Il 19 maggio la Regione Puglia, incalzata da un ricorso presentato al TAR dal Comune di Cavallino, dovrà esprimersi sulla realizzazione di questo impianto. Invitiamo caldamente i cittadini, i sindaci, le associazioni e i sindacati a pretendere il dovuto coinvolgimento al procedimento e ad esercitare la pressione politica necessaria a riaffermare il primato della volontà popolare.” Comitato spontaneo contro la centrale a biomassa di Cavallino

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