Omicidio Padovano. Indagini chiuse

Gallipoli. Nove avvisi di conclusione indagini sono stati recapitati ieri. Sarebbero nove infatti le persone coinvolte nell’omicidio dell’ex boss della Scu

E’ stato notificato dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Gallipoli a nove persone, tra ieri pomeriggio e ieri sera, l’avviso di conclusione delle indagini in merito all’omicidio di Salvatore Padovano, detto Nino, boss della Scu, avvenuto il 6 settembre di due anni fa a Gallipoli. Si tratta di Rosario Padovano, 39 anni, di Gallipoli, fratello di Salvatore; Giuseppe Barba, 40 anni, di Gallipoli; Marco Barba, 37 anni, di Gallipoli; Luciano Bianco, 27 anni, di Alezio; Cosimo Cavalera, 34 anni, di Gallipoli; Fabio Della Ducata, 44 anni, di Gallipoli; Carmelo Mendolia, 42 anni, di Desio (Milano) ma originario di Gela (Palermo), collaboratore di giustizia; Giorgio Pianoforte, 47 anni, di Gallipoli; Massimiliano Scialpi, 38 anni, di Gallipoli. Si parla di mafia. Perché, secondo quanto ricostruito dalla pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Elsa Valeria Mignone, ci sarebbe la mafia a fare da sfondo all’omicidio Padovano, maturato in un contesto di guerra tra clan. La guerra, cioè, tra il gruppo che si sarebbe costituito attorno a Rosario Padovano, del quale avrebbero fatto parte gli esponenti della criminalità di “Gallipoli vecchia” ed un altro clan, quello dei Tornese di Monteroni, ai quali Padovano Salvatore si sarebbe avvicinato, una volta uscito di galera dopo 18 anni di reclusione, snobbando gli “ex”, i gallipolini, decisi a mantenere un profilo basso. Su questi Salvatore continuò comunque ad esercitare un ruolo di leader, divenuto scomodo al fratello. Ed infatti proprio la voglia di primeggiare sul territorio di Gallipoli sarebbe stato il movente per l’omicidio di Nino. I fatti sono stati così ricostruiti: il mandante dell’omicidio fu Rosario Padovano, fratello di Nino; l’esecutore materiale, Mendolia. Della Ducata gli avrebbe fornito ospitalità a Gallipoli e gli avrebbe consegnato parte dei 10mila euro di compenso pattuito. Luciano Bianco avrebbe procurato lo scooter per pedinare Nino e quello utilizzato dal killer per fuggire. Pianoforte, cugino dei Padovano, avrebbe chiamato Nino fuori dalla pescheria di famiglia dicendo che c’era un uomo ad attenderlo. C’era Mendolia che l’avrebbe freddato. L’omicidio di Carmine Greco, risalente al 13 agosto 1990, avvenne per il predominio nel mercato degli stupefacenti. Ne rispondono Rosario Padovano come mandante, Mendolia e Marco Barba come esecutori.

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