I lavoratori copersalento chiedono i danni

Dopo gli esiti delle analisi condotte da Arpa Puglia nell’ambiente intorno alla Copersalento, le maestranze dell’azienda chiedono il risarcimento danni

Ad alcuni giorni dalla lieta notizia data da Arpa Puglia, in merito alla diminuzione di sostanze inquinanti nei terreni situati nelle vicinanze di Copersalento, le stesse maestranze dell’azienda chiedono a gran voce il risarcimento danni. Ora sono pronti a chiedere giustizia perché l’azienda presso la quale lavoravano è stata attaccata e costretta a chiudere, senza avere dati certi e comprovati, nonché data in pasto ai media e paragonata all’Ilva di Taranto. Parlano di “resilienza” gli operai Copersalento, una parola che indica la persistenza delle diossine nel tempo e nell’ambiente per un periodo stimato intorno a circa otto-dieci anni. A loro avviso, se fosse esistita realmente una fonte di contaminazione, i suoi effetti si sarebbero rilevati nell’ambiente per otto-dieci anni successivi, quindi non sarebbe stato possibile rilevarne una diminuzione nell’ultima analisi condotta da Arpa Puglia. “Chiederemo danni morali, per mancato stipendio, per mancati contributi, per aver perso il posto di lavoro e per tutto quello che abbiamo dovuto vendere per poter affrontare le spese quotidiane” – sono le parole dei quaranta ex-operai Copersalento – “La nostra protesta non si limiterà alla mera richiesta di mantenimento del posto di lavoro, ma per quanto ci riguarda lo ribadiremo fino alla noia che qualsiasi soluzione dovrà garantire la tutela dei livelli occupazionali”. 26 febbraio 2010 Gli operai Copersalento: “Siamo stati abbandonati” “Vogliamo esprimere tutto il rammarico che proviamo. E’ facile buttare la pietra e nascondere la mano. Oggi siamo sicuri di avere votato politici che pensano solamente alla loro poltrona”. Sono le dure parole delle maestranze della Copersalento di Maglie, contenute in una nota emanata nelle scorse ore. Il riferimento è all’intera società, colpevole, secondo loro, di averli totalmente abbandonati. Ma è ancor di più ai politici, che si sarebbero serviti del “tema Copersalento” per farne uno strumento di campagna elettorale e poi l’avrebbero accantonato, una volta eletti. “Ci sentiamo soli ed abbandonati – si legge nel documento -: in questo lungo periodo né sacerdoti, né sindacalisti, né i candidati elezioni, sia comunali sia regionali, di tutte le liste si sono fatti sentire per darci un qualche conforto. I primi avrebbero dovuto farlo per carità cristiana, i secondi perché dovrebbe essere il loro lavoro quotidiano, gli ultimi per dovere istituzionale. Solo promesse di aiuto alle famiglie in difficoltà a causa del lavoro, stampate e dette con fierezza, sbandierate ai quattro venti. Invece siamo diventati improvvisamente poveri, senza capire con certezza il perché, ma certamente grazie a questi guitti, campioni di disonestà, almeno intellettuale. I nostri politici, senza coscienza e cuore, ingrassati tradendo ogni nostra aspettativa – continua la nota – dovrebbero iniziare a digiunare per comprendere cosa voglia dire ‘sacrificio’. Quello che noi facciamo ogni giorno per cercare di difendere le nostre famiglie”. “Chi penserà a noi?”, si chiedono. “Siamo disperati, la notte non riusciamo a dormire. Abbiamo perso tutto. Non è giusto vivere con questa angoscia nel cuore. Perché e per chi dovremmo votare se nessuno di questi signori ci ha dato una mano? Non voteremo e con noi tutte le famiglie e gli amici e quanti potremo convincere a farlo. Vogliamo fatti e non parole, che saranno puntualmente tradite. Basta. Ascoltiamo sempre i soliti discorsi e liti per dimostrare chi, fra loro, è il più bravo. Siamo stufi. Non permetteremo che vengano a bussare alle nostre porte per chiedere sostegno; ci vergogniamo di loro e sbatteremo loro la porta in faccia, così come hanno fatto, mandando ingiustamente in povertà 35 oneste famiglie”. 29 gennaio 2010 Copersalento, dal Riesame no al dissequestro Il Tribunale del Riesame di Lecce ha respinto il ricorso della Copersalento sul dissequestro dello stabilimento di Maglie, confermando quanto disposto dal giudice delle indagini preliminari Andrea Lisi agli inizi di gennaio. Il sequestro preventivo era stato chiesto dal procuratore aggiunto Ennio Cillo e dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta lo scorso novembre, al termine di una inchiesta aperta dalla procura salentina sulla base degli accertamenti, dei rilevamenti e delle conclusioni dei propri consulenti: Maura Sanna e Giuseppe Mininni. I reati ipotizzati riguardano la violazione del decreto legislativo in materia di incenerimento dei rifiuti e di emissioni di diossina, che in passato ha fatto registrare sforamenti nei parametri di 420 volte superiori alla norma, causando l’abbattimento di centinaia di capi di bestiame. L’ordinanza di rigetto è volta a confermare l’assoluta necessità del blocco di ogni attività all’interno dello stabilimento, che potrebbe creare nuovi innalzamenti dei livelli di inquinamento. 9 gennaio 2010 Copersalento. Tre indagati Gli indagati che hanno ricevuto il decreto di sequestro preventivo sulla Copersalento sono tre. Il provvedimento è stato infatti notificato ai rappresentanti legali dello stabilimento che si sono succeduti negli ultimi anni, ovvero Giovanni Terrile (fino al 2008) e Francesca Della Casa, e ad Egidio Merico, direttore. Il sequestro della Copersalento è stato disposto dal gip Andrea Lisi su richiesta di Giovanni Gagliotta, sostituto procuratore. La Procura ipotizza la violazione del decreto legislativo in materia di incenerimento di rifiuti e di emissioni di diossina. Ma viene contestato anche il reato previsto dall’articolo 674 (getto pericoloso di cose) per via delle emissioni in atmosfera superiori ai limiti previsti. All’indomani della notifica Antonio Fitto, il sindaco di Maglie, ha annunciato che l’amministrazione si costituirà parte civile. 9 gennaio 2010 Secondo sequestro ai danni della Copersalento Copersalento atto secondo. Dopo il sequestro conservativo degli immobili del novembre scorso, richiesto e ottenuto dagli undici allevatori del magliese danneggiati per l’abbattimento di numerosi capi di bestiame, arriva il sequestro preventivo il cui provvedimento è stato emesso in questi giorni. Si tratta della fase conclusiva delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, che ha coordinato l’inchiesta insieme con il sostituto Giovanni Gagliotta. L’inchiesta fu aperta lo scorso anno, a seguito dei risultati delle analisi dell’Arpa sulle emissioni della Copersalento: furono rilevati infatti sforamenti nei parametri della diossina superiori di 420 volte alla norma. Centinaia di capi di bestiame furono abbattuti, l’autorizzazione provinciale necessaria per l’incenerimento del cdr fu revocata. Ancora oggi il processo di smaltimento programmato di ovini e caprini è in atto. Le indagini della Procura, svolte dalla Polizia giudiziaria e dalla Polizia provinciale, sono state supportate dalle perizie di Maura Sanna e Giuseppe Mininni, con lo scopo di valutare le emissioni e la portata dei loro eventuali danni sull’ambiente. A seguito di tali riscontri dei periti, quindi, la Procura ha chiesto l’emissione del decreto di sequestro, notificato al direttore dello stabilimento Egidio Merico. Questo per evitare la ripresa di qualunque tipo di attività.

[Il Tacco d’Italia ha condotto un'approfondita inchiesta sulla Copersalento di Maglie nel numero di ottobre 2009 ]

Maglie, 14 novembre 2009 Il giudice monocratico del Tribunale di Maglie, d.ssa Piera Portaluri, ha disposto il sequestro conservativo di un milione di euro in beni mobili e immobili nei confronti della Copersalento. Tale somma resta a garanzia dell’ipotetico risarcimento dei danni patiti da undici allevatori in seguito all’abbattimento dei capi di bestiame avvelenati dalla diossina nel territorio di Maglie e Melpignano. Per gli avvocati degli allevatori Salvatore Abate, Oronzo Carrozzini e Stefano Polimero si tratta di una prima grande vittoria. Anche se il sequestro è di “solo” un milione a fronte degli oltre due e mezzo richiesti, è passato il principio secondo il quale l’abbattimento del capitale sociale (con rimborso diretto ai soci) a fine 2008 e nell’aprile 2009, rappresenta un grave rischio per la solidità del patrimonio della Copersalento. Il giudice ha accolto la tesi secondo la quale la Copersalento avrebbe tentato di scongiurare il rischio di un maxi risarcimento, svuotando la Società delle necessarie risorse economico-partimoniali. Resta evidente che il dispositivo odierno non entra nel merito della vicenda, che sarà accertata da un apposito giudizio, ma sancisce esclusivamente la necessità di “congelare” i beni della Copersalento per un ipotetico risarcimento che dovrà essere determinato dai Giudici sia nella sua fondatezza che nella sua eventuale quantificazione. Il Tacco d’Italia, nell’inchiesta Veleni da vent’anni, oltre al grave danno ambientale prodotto dalla Copersalento, aveva denunciato il meccanismo dell’abbattimento del capitale sociale fatto in tempi molto sospetti, ovvero all’indomani dell’emergenza diossina.

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