Il ritorno. Dentro un nuovo Iraq

GUARDA IL VIDEO. Presentato ieri alle 18.30 a Casarano, presso la libreria Dante Alighieri, l’ultimo libro di Giuliana Sgrena. Moderatrice dell’evento Leda Schirinzi

Giuliana Sgrena. Un nome che ci riporta con la mente nel 2005: un’italiana minuta, col caschetto biondo, rapita in Iraq, che fa scalo in Italia dopo un mese di prigionia. In realtà, la giornalista del Manifesto ha seguito nel corso della sua carriera i conflitti in Somalia, in Palestina, in Afghanistan, in Algeria e ovviamente in Iraq, guardando e documentando soprattutto i soprusi ai deboli, a donne e bambini. “Tornata in Italia, ho giurato che non sarei più tornata in Iraq”. Commenta Giuliana Sgrena, nel corso della presentazione del suo ultimo libro Il ritorno. Dentro il nuovo Iraq, tenutasi ieri pomeriggio alle 18.30, a Casarano, presso la libreria Dante Alighieri. “Cosa l’ha spinta, dunque, a cambiare idea?”. Chiede Leda Schirinzi, moderatrice dell’evento. Un lungo percorso, quello che ha ricondotto la giornalista “sul luogo del delitto”, dove di solito torna l’assassino e non la vittima, un percorso lungo quattro anni, che la Sgrena ha snocciolato con l’emozione e gli occhi lucidi di chi ancora “la notte dorme con la luce accesa e un sonnifero”. A pesare fortemente sull’ago della bilancia in questa sua difficile scelta il rapporto con gli iracheni rifugiati all’estero, profughi in Siria e Giordania, la necessità di rivedere i luoghi della sua tragedia perché “una parte di lei è rimasta lì” e soprattutto la voglia di tornare a fare il suo lavoro. Dapprima nella scorciatoia del Kurdistan iracheno, poi a Baghdad, proprio nella zona rossa. “Sono una giornalista, devo vederlo quello che racconto”, ha risposto la Sgrena alle raccomandazioni dell’ambasciata, che avrebbe preferito per lei la zona verde. Nasce per queste motivazioni il taccuino di viaggio, in cui sono raccontate molte novità positive che la stessa Sgrena non si aspettava di trovare. La popolazione è tornata a vivere e la giornalista lo comunica con gioia, con soddisfazione, il popolo lotta e reagisce nonostante i continui attentati: “La gente riempie i locali sulle rive del Tigri, nei parchi pubblici giocano i bambini, e le donne si sono riprese quella libertà che avevano prima della guerra. Alcune hanno addirittura abbandonato il velo, mangiano fuori, escono a passeggiare anche da sole, s’interessano di politica. Sono andata ad una festa di compleanno, le ho viste indossare i blue jeans”. Leda Schirinzi ha chiuso l’incontro leggendo alcuni versi de “Il convitato assente” della poetessa irachena Nazik al Mala’ika e il pensiero è andato a Nicola Calipari, l’agente segreto italiano ucciso da soldati statunitensi in Iraq, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista. “…Certo se tu fossi venuto, ci saremmo intrattenuti a conversare con gli amici, finché fossero partiti e allora anche tu forse saresti parso come gli altri, ma la sera è già passata e il mio sguardo gridando interrogava ogni sedia vuota, cercando fra gli astanti sino alla fine della sera l’unico che non è venuto”.

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