Omicidio Attanasio, la parola alla difesa

Nuova udienza nel processo per l'omicidio di Ettore Attanasio, che vede come imputata la moglie Lucia Bartolomeo. I legali della donna hanno replicato all'accusa

Si è svolta oggi, presso l’aula bunker della Corte d'Appello d'Assise a Borgo San Nicola, una nuova udienza del processo che vede imputata Lucia Bartolomeo, l'infermiera di Taurisano accusata dell'omicidio del marito Ettore Attanasio, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 maggio del 2006. A prendere la parola, dinanzi ai giudici d’Appello (presidente Rodolfo Boselli; a latere Nicola Cucchiara ed otto giudici popolari) sono stati i due avvocati della donna, che hanno cercato di far crollare il castello accusatorio, basato su prove a loro dire contraddittorie e scientificamente non certe. Prove non sufficienti, per i due legali, a provare la colpevolezza della loro assistita al di là di ogni ragionevole dubbio. Per l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore generale Claudio Oliva, Lucia Bartolomeo avrebbe ucciso il marito iniettandogli una dose letale di eroina disciolta in una flebo. Il movente sarebbe da ricercarsi nella relazione extra coniugale che la donna aveva intrapreso ,e la conseguente paura che una separazione la privasse dell’affidamento della figlia. La stessa imputata avrebbe comunicato all'amante l’imminente morte del marito. L’avvocato Silvio Caroli ha parlato di “un processo indiziario, con pochi indizi coordinati in maniera del tutto errata”, in cui ciò che appare estremamente labile è il movente: “quello di una donna che uccide il marito per riscattarsi dal matrimonio ed evitare di perdere la propria figlia”. L’arringa della difesa si è poi incentrata sulle perplessità relative agli esami tossicologici dei periti, che hanno accertato la presenza nel fegato di tracce di eroina pari a 0,44 mg. Un dato che, partendo dal presupposto scientifico che nei tessuti vi sono tracce cinque volte più alte che nel sangue, non può stabilire se sia stata proprio l’eroina a causare la morte di Attanasio. L’avvocato Caroli ha poi espresso forti dubbi sul fatto che sia stata la flebo “arricchita” di eroina ad uccidere la vittima, vista la mancanza di congruità tra l’ora e le modalità della morte per overdose e la somministrazione della stessa. “Prima di capire se c’è un colpevole – ha concluso il difensore – bisogna capire se c’è un reato e se la morte dell’uomo non sia riconducibile alla malattia dello stesso”. Per l’avvocato Pasquale Corleto è fondamentale estrapolare il caso da “un contesto di provincia che grava come una cappa”, in cui il giudizio morale va separato da quello delle leggi. L’illustre penalista ha rilevato poi la presenza negli atti di ipotesi alternative, capaci di far cadere il giudizio di responsabilità. Non è stata mai accertata, ad esempio, la provenienza dell’eroina, così come non si può escludere che sia stato lo stesso Attanasio ad assumerla. “Non vi è una sola parola di certezza – ha proseguito il legale – da parte dei consulenti, il dato epatico appare non mortale ed anche l’ora della morte, punto cruciale del processo, appare controversa”. “Non vi è certezza della prova e questo – ha concluso l’avvocato Corleto – è necessariamente causa di assoluzione”. L’udienza è sta poi aggiornata al prossimo 12 maggio, data in cui toccherà all’accusa replicare e in cui a parlare sarà la stessa imputata (oggi presente in aula), che ha già annunciato di voler rendere dichiarazioni spontanee. Poi i giudici si riuniranno in camera di consiglio per emettere la sentenza.

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