La par condicio dei paria II

La parola alle cattive, sempre Verdi

Abigaille passa per figlia del re di Babilonia, Nabucodonosor (Nabucco per gli amici), ma è solo una mascalzona, per giunta figlia di schiavi. E poi è antisemita! Così, mentre la presunta sorella Fenena, vera principessa, si innamora di un ebreo e della sua religione, lei progetta la soluzione finale, provocando un esilio e un famosissimo coro che per un pelo non finisce in bocca a Totti e Cannavaro quando gioca la nazionale. Eppure anche lei ha il suo momento di bontà e debolezza, i suoi 5 minuti di par condicio che usa per smarrirsi nei ricordi di gioventù (Abigaille è vecchia dentro). Anch’io fui felice, un giorno. E quando ero felice soffrivo per gli altri, non facevo che piangere per quel noto rompiscatole che è il prossimo. Chi mi restituisce ora quell’empatia, quella gioia, quel perduto incanto? Verdi, musicista ancora sconosciuto, compose con Abigaille un ruolo killer, di quelli che accorciano la carriera ai cantanti. Lo diede alla futura moglie Giuseppina Strepponi, soprano giovane, ma già in fase calante. Lui entrò nell’olimpo, lei discese la china. Lo stesso avvenne, cent’anni dopo, con la greca Elena Suliotis, che fortunatamente, prima di soccombere, lasciò questa storica registrazione.

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