L’Italia che cambia

L’importanza della mediazione interculturale come efficace strumento di integrazione per i nuovi cittadini.

Riflessioni sull'importanza della mediazione interculturale nel nostro paese. Per una reale integrazione degli immigrati e una solidarietà sociale concreta

Situazione sulla Mediazione interculturale in Italia, esperienze europee e realtà locali; bisogni formativi; riqualificazione delle professionalità; necessità di creare e un Albo Provinciale dei Mediatori Interculturali e di sviluppare opportunità lavorative. Questi i temi principali dell’incontro-confronto a cui ha preso parte Klodiana Cuka, Presidente Integra Onlus, il 13 febbraio scorso, a Pesaro, una tavola rotonda dedicata nell’ambito del Progetto europer “Cittadini Invisibili” che ha visto la partecipazione, come relatori, di una serie di immigrati intellettuali dall’Italia e dalla Germania. “Ho portato la mia esperienza e il mio pensiero su un argomento che tanto mi sta a cuore: la mediazione interculturale – ha affermato Klodiana Cuka – Alla Camera ci sono due proposte di legge avanzate nel febbraio 2009: una il 2 febbraio ed è la n. 2138, presentata dall’ On. Di Biagio e per la quale ho attivamente contribuito alla stesura; l'altra la n.2185 del 10 febbraio, presentata dall'On Touadì. Ma l'approvazione del nuovo documento CNEL “Mediazione e mediatori culturali: indicazioni operative CNEL ONC – Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, gruppo di lavoro sulla mediazione culturale del 29 ottobre 2009”, mette tecnicamente in crisi le proposte di legge attuali”. La dott.ssa Cuka da tempo si spende per i riconoscimento e la promozione della figura professionale del mediatore interculturale. “L’intellettuale immigrato deve essere coinvolto per primo nei cambiamenti legislativi e civili in Italia – ha proseguito la Presidente di Integra – Il mediatore culturale è un professionista della comunicazione interpersonale. È tra le figure più richieste negli ultimi decenni, un operatore definito ponte da sempre, ma in effetti un principio attivo per un vero processo di integrazione tra gli immigrati e le associazioni, istituzioni, strutture socio sanitarie. Il mediatore appare con evidenza una delle professionalità più idonee per fornire delle risposte alle esigenze di integrazione in una società, come quella attuale, sempre più multietnica, interculturale e globale”. Insomma, immigrati al servizio degli immigrati, cittadini al servizio di cittadini. “Oggi – ha detto ancora la dott.ssa Cuka – non esiste ancora una definizione normativa che regolamenta questa figura. Il “mediatore – culturale” può essere identificato con varie denominazioni (mediatore linguistico, mediatore culturale, mediatore linguistico-culturale, mediatore linguistico interculturale, animatore interculturale). Il mediatore viene impiegato nel settore giudiziario, nelle strutture assistenziali pubbliche e private, scuola, pubblica amministrazione, settore socio- sanitario, settore della pubblica sicurezza, aziende private. Ne consegue che il mediatore, ad oggi, viene pagato secondo la discrezione della realtà in cui presta servizio. Ed è proprio per il riconoscimento normativo – giuridico di questa figura professionale e per attribuirne la giusta importanza occorre battersi, per garantire, tra le altre cose, una maggiore tutela ai lavoratori del settore e l’istituzione di un “Registro Nazionale dei Mediatori Culturali” che tenga in considerazione i mediatori formati con un corso di formazione regionale, quelli dalla lunga esperienza sul campo e anche dei giovani italiani laureti presso le università e che hanno effettuata delle esperienze pratiche per l’approfondimento della conoscenza della lingua di interesse. Nella stesura della proposta di legge n. 2138 , Klodiana Cuka ha potuto portare l’esperienza maturata nel corso di più di dieci anni di attività sul territorio pugliese e italiano, come immigrata prima e come mediatrice, formatrice e Presidente di un’Associazione Onlus, poi. Per un nuovo messaggio di speranza verso lo sviluppo equilibrato di una società che sempre di più deve prendere consapevolezza dell’importanza dell’accoglienza e della condivisione dei progetti e degli ideali.

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