Omicidio Blasi: l'accusa chiede l'ergastolo

Il pm Rizzo ha chiesto il carcere a vita per Luigi Blasi, accusato dell'omicidio del nipote Antonio

Carcere a vita, è questa la richiesta di condanna del pubblico ministero Maria Cristina Rizzo per Luigi Pasquale Blasi, il meccanico 54enne accusato dell’omicidio del nipote Antonio, avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 dicembre del 2007 nelle campagne di Melpignano. Per il sostituto procuratore della procura di Lecce, Blasi quella notte era perfettamente capace di intendere e di volere, ed il suo gesto sarebbe stato premeditato e aggravato da futili motivi. Da qui la richiesta del massimo della pena, giunta dopo oltre un’ora di requisitoria, in cui la dottoressa Rizzo ha ricostruito passo dopo passo tutti gli avvenimenti di quella tragica notte. A scatenare la rabbia assassina dell’imputato sarebbe stato un odio feroce maturato in anni di dissidi e di contrasti, di screzi familiari legati alla proprietà di alcuni terreni confinanti. Quella notte di dicembre di due anni fa Blasi avrebbe sorpreso il nipote sul terreno di figlio Vittorio. Un episodio da cui sarebbe scaturito inizialmente un diverbio e poi una colluttazione così violenta da provocare la morte del 33enne, colpito prima da un colpo di fucile al braccio e poi con violenza feroce al volto dal manico del fucile (tanto da spezzarlo in due) da caccia dell’assassino. Pasquale Blasi si costituì pochi giorni dopo, nel pomeriggio della vigilia di Natale, presso la stazione di Corigliano d’Otranto, sotto consiglio dei suoi legali. Al termine delle lunghe ore di interrogatorio il meccanico di Melpignano confessò l’omicidio, accusando il nipote di aver cercato di colpirlo. La difesa ha invocato, attraverso l’ausilio di consulenti e psichiatri, la totale incapacità di intendere dell’imputato.

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