Nova vita al Carnevale

I 25 ragazzi diversamente abili dell’associazione “Nova Vita” di Casarano hanno deciso non di sfilare in un gruppo tutto loro, ma di unirsi al gruppo mascherato della parrocchia del Sacro Cuore

Non solo sfilate di maschere e allegria. Per 25 ragazzi diversamente abili il “Carnevale della fantasia” è stato anche un importante momento di condivisione e integrazione sociale. I ragazzi dell’associazione di volontariato “Nova Vita”, infatti, hanno deciso non di sfilare in un gruppo tutto loro, ma al contrario di unirsi alle centinaia di partecipanti del gruppo mascherato proposto dalla parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, intitolato “Istituzioni in sintonia che bella magia: un vento di energia”. “Si è trattato di superare una visione vecchia e discriminante della disabilità”, ha giustamente affermato Christian Fattizzo, presidente dell’associazione. La manifestazione casaranese è cresciuta anche per le opportunità che può dare a chi, di norma, ha difficoltà a trovarle. I veri vincitori della XIII edizione della manifestazione casaranese sono i 25 ragazzi e i loro genitori dell’associazione “Nova Vita” e quanti hanno condiviso i momenti di allegria del Carnevale. “La principale operazione, che come persone e membri dell’associazione ci proponiamo di compiere – si legge in una nota dell’associazione – è prima di tutto culturale, cioè quella di superare una visione discriminante della disabilità, abbattendo quell’immagine dell’handicap come fattore totalizzante, ovvero come elemento che colpisce e limita tutti gli aspetti della vita di un uomo. Vogliamo far cadere – prosegue la nota – quella rigida etichetta di ‘diversi’ per come viene intesa dalla società e che per molto tempo è stata data ai disabili, compiendo un importante passo verso il riconoscimento di diritti ed aspirazioni nuove: l’individuo con handicap è differente soltanto riguardo a specifici e limitati aspetti della sua esistenza e non a 360 gradi. Siamo sempre più consapevoli che l’integrazione sociale non è un processo ‘verticale’ ma, al contrario, ‘orizzontale’, reticolare e diffuso, che cioè deve attivare e mettere in sinergia le risorse di tanti attori significativi: le istituzioni, gli operatori dei servizi, le famiglie e l’intera comunità. Pertanto – conclude la nota – consapevoli dei vantaggi che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita sociale, siamo stati felicissimi nell’accettare l’invito che ci è stato proposto da don Antonio Minerba, parroco della parrocchia del S. Cuore. Questa nostra partecipazione, speriamo sia stata un’occasione per coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a tale tematica e soprattutto una piccola dimostrazione di quanto è importante, per i disabili, sperimentare il valore dell’impegno e della condivisione come strumento di conoscenza e di arricchimento personale oltre che di divertimento”.

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