Condanna anche in appello per don Cesare Lodeserto

La pena per le violenze avvenute nel novembre de 2002 nel Cpt di San Foca, di cui il prelato era direttore, è stata ridotta ad un anno

La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna nei confronti di don Cesare Lodeserto, l’ex direttore del centro di permanenza temporanea “Regina Pacis” di San Foca, riducendo la pena (è stato cancellato il reato di violenza privata) da un anno e quattro mesi ad un anno. La sentenza è arrivata nella tarda serata di ieri, al termine di un lunga camera di consiglio durata oltre nove ore. I giudici della Corte (presidente Rodolfo Boselli, a latere Roberto Tanisi e Andrea Tronci) hanno accolto solo in parte le richieste dell’accusa, che aveva invocato la conferma della condanna inflitta in primo grado. Per i giudici del tribunale salentino il prelato è responsabile di lesioni aggravate nei confronti di alcuni cittadini di origina maghrebina ospiti del centro di accoglienza di San Foca. In particolare i fatti si riferiscono alla notte del 21 novembre 2002, in cui un gruppo di maghrebini trattenuti in attesa di espulsione nel Centro di Permanenza Temporanea “Regina Pacis” di San Foca, tentarono la fuga saltando da una finestra sita al primo piano dell’edificio. Parte di essi riuscì a superare la recinzione e a disperdersi nelle campagne circostanti. Altri, però, furono meno fortunati, bloccati dalle forze dell’ordine e riportati all’́interno della struttura. Lì, secondo le testimonianze raccolte e le prime due sentenze emesse, si scatenò l’inferno: gli extracomunitari furono picchiati e costretti, in alcuni casi, a mangiare carne di maiale, in spregio dei principi della loro religione. Violenze cui don Cesare avrebbe assistito senza batter ciglio, in compagnia del nipote Giuseppe Lodeserto della sua compagna Natalia Vieru, condannati a otto mesi così come Paulin Dokaj. Sei mesi invece per Armando Mara e Sen Ramazan; un anno e due mesi per Francesco D’Ambrosio; otto mesi per Vito Alberga. Confermata la condanna ad un anno di reclusione per i carabinieri appartenenti all’XI battaglione “Puglia” e responsabili del servizio d’ordine presso la struttura: Michele Coscia, Vito Mele, Mario Di Pierro e Giovanni Fumarola; assolto invece l’altro componente dell’Arma Vito Ottomano. Confermata anche la sentenza di condanna a nove mesi per i due medici Giovanni Roberti ed Anna Catia Cazzato. I due avrebbero prodotto false attestazioni da cui risultava che le ferite presenti sui corpi dei fuggiaschi fossero riconducibili alle cadute dalle finestre delle camere durante le concitate fasi della fuga.

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