Nuova vita alla biblioteca. In nove punti

Casarano rilancia il ruolo di aggregazione della struttura comunale. Che per l’occasione potrà nuovamente cambiare casa

Palazzo dei Domenicani ha approvato le linee programmatiche per il rilancio in grande stile della Biblioteca comunale. Nei giorni scorsi, la giunta municipale di Casarano ha ritenuto di prevedere una serie di iniziative, approvando una delibera in cui si stabilisce un programma in nove punti con il fine di far rivestire alla Biblioteca il proprio ruolo di aggregazione intorno alla cultura “di individui, gruppi sociali, associazioni operanti sul territorio, onde orientare energie e capacità in direzione dello sviluppo di temi inerenti al processo sociale e culturale della città”. Tra le premesse del provvedimento, la giunta ipotizza un possibile nuovo trasferimento della struttura intitolata a Giovanbattista Lezzi che si trova attualmente in piazzetta Nazario Sauro, presso il Centro Informagiovani, trasferita in quel luogo solo da pochi mesi. Ma Palazzo dei Domenicani, per attuare il suo progetto, avrebbe bisogno di una location migliore e di promuovere “tutti gli sforzi possibili e necessari affinché, nonostante le ristrettezze finanziarie, la Biblioteca comunale possa svolgere la sua funzione sociale insostituibile”. Si diceva di un programma in nove punti. Eccolo: “Uno: fare della Biblioteca comunale una struttura che agisca sul territorio in simbiosi con gli Istituti scolastici presenti in Casarano e nei paesi limitrofi, al fine di evitare la cosiddetta ‘dispersione scolastica’ e combattere devianze o fenomeni similari negativi; due: educare i cittadini alla lettura e fornire gli strumenti idonei allo scopo a quanti ne siano privi per povertà di mezzi o per ragioni sottese al disagio economico o esistenziale; tre: far sì che la biblioteca integri, in termini di ricerca e di approfondimento, tematiche proposte dalla scuola, dalla società, dai mass-media; quattro: avviare processi interculturali che facilitino i rapporti umani e sociali fra cittadini ed esponenti di altre culture o etnie presenti nello spazio urbano e operanti in esso. Cinque: trasformare, nei tempi e nei modi più opportuni, la sala lettura della biblioteca in una palestra ideologica attraverso l’attivazione di ‘tavole rotonde’, di conferenze, di dibattiti che coinvolgano studiosi e pubblico in un confronto aperto e democratico; sei: perfezionare il catalogo in rete, costituito anche da supporto cartaceo, onde sottrarre la biblioteca al rischio dell’isolamento e del localismo, facendone, invece, un luogo ‘plurale’ della formazione e del pensiero; sette: rappresentare, conservare e divulgare un sapere storico che vada dalla realtà municipale a quella provinciale, regionale, nazionale, europea, universale; otto: organizzare una emeroteca (raccolta ordinata di giornali per consultazione e lettura, di solito annessa ad una biblioteca), una discoteca (musica classica e leggera), una ludoteca (libri e giochi istruttivi per bambini) al fine di catturare l’interesse e la frequentazione dei più giovani; nove: allestire e curare mostre d’arte figurativa e di manufatti artigianali per valorizzare e divulgare abilità, tecniche, culture di matrice locale”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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