Caso Vendola: contrasti nel pool di magistrati

All'origine della spaccatura vi sarebbe la posizione del governatore, sospesa tra archiviazione e attività d'indagine

A tenere banco negli uffici giudiziari di Bari sono sempre più le inchieste sulla sanità pugliese. Una vera moltitudine di filoni d’indagine coordinata dai vari pool creati dal procuratore capo Antonio Laudati. All’interno di uno di questi, legato alla gestione della sanità in Puglia e in cui figurerebbe anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, si sarebbe creata una vera e propria spaccatura. Oggetto della discussione sarebbe proprio la posizione dell’attuale governatore, per cui (secondo indiscrezioni) i sostituti Francesco Bretone e Marcello Quercia sarebbero propensi a chiedere l’archiviazione vista la mancanza di elementi utili per sostenere l’accusa in un procedimento penale. Di diverso avviso il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Desirèe Digeronimo (in principio unica titolare dell’inchiesta), convinta di dover proseguire nell’attività d’inchiesta. Pareri contrastanti dunque, che avrebbero scatenato una serie di missive indirizzate al procuratore della Repubblica a sostegno delle diverse tesi investigative. Sarà con ogni probabilità proprio il numero uno della procura barese, Antonio Laudati, a sbrogliare l’intricata matassa. Per farlo dovrà, presumibilmente, prima analizzare l’informativa conclusiva dei carabinieri del nucleo investigativo, in cui è racchiusa l’intera attività d’indagine. Una maxi-inchiesta nata nel 2008 e ribattezzata “la rete”, in cui sarebbe emersa “un’associazione i cui componenti radicatisi all’interno della pubblica amministrazione tendono a perseguire interessi illeciti condizionando le scelte della stessa pubblica amministrazione allo scopo di perseguire i progetti illeciti del sodalizio che spaziano dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, dalla forniture di servizi alle aziende sanitarie locali agli appalti nelle aziende ospedaliere pugliesi”. In particolare la posizione di Vendola (in realtà ancora tutta da verificare) sarebbe legata a presunte pressioni politiche che l’attuale governatore avrebbe esercitato per imporre le nomine di direttori amministrativi e sanitari all’interno delle Asl. Un’inchiesta in cui comparirebbero anche i nomi dell’assessore ai trasporti Mario Loizzo, dell’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, e dell’ex direttore generale della Asl di Bari Lea Cosentino (attualmente agli arresti domiciliari). Una sorta di gestione centralizzata della lottizzazione e spartizione degli incarichi legati alla sanità, che – secondo quanto emerso – ruoterebbe intorno ad una organizzazione di natura scientifica con sede a Roma.

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