Quanto siamo contaminati

Seconda puntata sulla Copersalento. Ovvero che cosa è successo dopo l'8 maggio 2008, quando nei fumi della centrale vennero registrati valori di diossina 420 volte superiori alla norma

8 maggio 2008: i campioni delle emissioni dei camini della Copersalento, raccolti dall’Arpa, registrano uno sforamento dei valori di diossina pari a 420 volte superiori alla norma. Per tutta la comunità salentina è uno shock. Si prospetta una situazione al limite della vivibilità, con livelli di inquinamento superiori alle più industrializzate aree d’Europa. Proprio qui? Nel Salento tutto sule, mare, ientu? Nonostante i cavilli burocratici impediscano di considerare valide quelle analisi in sede processuale, il dato scientifico, per l’Arpa, è inconfutabile. Nella prima puntata dell’inchiesta sulla Copersalento (si veda il Tacco n. 63) abbiamo approfondito 20 anni di storia del più grande termovalorizzatore salentino. Percepito da tutti come un semplice sansificio, nonostante bruci rifiuti e produca energia dal loro incenerimento, e incassi ingenti finanziamenti statali (è questo il business più redditizio) per farlo. In questa seconda puntata, invece, vedremo che cosa è successo dopo quell’8 maggio 2008. Come si è mossa la Asl, con quali risultati, come hanno reagito la comunità e la politica. Infine andremo a spulciare le carte di un altro grande affare, fatto con soldi pubblici a beneficio dei privati, conclusosi tra la Copersalento e la Regione Puglia quando era governata da Raffaele Fitto Come dire: quando c’è da pagare, in termini di salute e di grana, c’è sempre il povero Pantalone.

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