“Tuteliamo i bambini di Haiti”

Ugo Lisi, deputato del Pdl, propone di accelerare l’iter di adozione per i bambini di Haiti. Vittime, sin da prima del terremoto che ha colpito la loro Regione, di abusi economici e sessuali

Di Ugo Lisi* Il drammatico terremoto che ha colpito Haiti ha avuto l’effetto di aprire e smuovere le coscienze circa la gravissima situazione, ai più sconosciuta e antecedente al terremoto, in cui versa questo Paese caraibico. Prima della catastrofe, ai più Haiti era nota per essere apprezzata meta di turismo e non per l’indigenza e l’estrema povertà che da sempre l’hanno attanagliata. Sembra, però, che a quasi un mese dalla calamità l’attenzione sia un po’ scemata. Haiti ha una popolazione con una speranza di vita estremamente bassa e un'età media che si aggira intorno ai 16 anni; ciò significa che la maggior parte delle persone rimaste coinvolte dal sisma è minorenne. Conseguentemente su un argomento è necessario soffermarsi con attenzione: la condizione di riduzione in schiavitù, abuso sessuale e trafficking che subiscono i piccoli haitiani e, anche in questo caso, prima che il flagello tellurico si abbattesse su Haiti. Secondo le ultime stime fornite dal Dipartimento di Stato americano, infatti, si teme che siano circa 330mila i bimbi coinvolti nel mercato di esseri umani. Haiti, infatti, purtroppo, è fonte e transito del traffico di uomini, donne e bambini per lavoro forzato e sfruttamento sessuale. Si calcola che siano fra i 90mila e i 300mila i bambini che non potendo essere mantenuti dai genitori perché troppo poveri vengano ceduti a famiglie più abbienti che dovrebbero garantire, oltre che un tetto sulla testa, l’istruzione. Accade, invece, che la stragrande maggioranza di questi bimbi diventino schiavi domestici. E, soprattutto le bambine in età compresa tra i sei e i 14 anni, con una percentuale del 64%, subiscano anche abusi sessuali. Sempre secondo i dati del Dipartimento Usa ogni anno oltre 3mila minori haitiani vengono contrabbandati con la vicina Repubblica dominicana come schiavi domestici o per essere costretti al lavoro forzato nell’agricoltura o nell’edilizia. I “trafficanti” di piccoli esseri umani ricavano da questo commercio dagli 80 ai 100 dollari americani per ogni bimbo e questo “commercio” è anche indirizzato verso le Bahamas, gli Stati Uniti, l’Europa, il Canada e la Giamaica. Ora si teme che il terremoto attiri maggiormente chi si arricchisce grazie a questo traffico. Non solo. Secondo l’Unicef e l’associazione Save the Children prima della scossa di terremoto gli orfani di Haiti erano 380mila, 200mila dei quali avevano perso i genitori a causa dell’Aids e quattro bambini su dieci vivevano in baracche sovraffollate. Questa è solo una piccolissima percentuale dei dati diffusi, ma ci deve servire a fare una profonda riflessione e un serio esame di coscienza. Mai come in questo momento, e lo dico sia da rappresentante delle istituzioni che da semplice cittadino, è improcrastinabile la necessità di accelerare l’iter delle adozioni. Si badi bene, però, accelerare la procedura non significa cercare scorciatoie per ridurre al minimo i controlli o peggio consentire una sorta di deportazione di massa, bensì sviluppare una corsia preferenziale per le richieste di adozione, sempre dopo aver accertato preventivamente lo stato di adottabilità dei bambini. A tal proposito va accolta e sostenuta con favore la riunione, svoltasi a Toledo, dei 27 Paesi membri della Comunità europea che si stanno muovendo nella direzione di condurre in maniera coordinata le adozioni sempre avendo un occhio di riguardo sulla necessità di semplificare e velocizzare le procedure. *deputato PdL

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