La Provincia blocca i depuratori

La Provincia ha sospeso l'autorizzazione allo scarico nel canale del Raho dei reflui provenienti dal depuratore di Casarano. Stessa sorte per l'impianto di Taviano

E’ stata sospesa “in via cautelativa” l’autorizzazione allo scarico nel canale del Raho da parte del depuratore di Casarano. Stessa sorte per l’impianto di Taviano che da due anni utilizza lo stesso sistema di smaltimento. La decisione è stata presa nel corso dell’incontro che si è tenuto ieri a palazzo Adorno, su iniziativa di Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce, al quale hanno preso parte i sindaci delle città interessate oltre ai tecnici della Provincia, dell’Acquedotto pugliese e dell’Ente Parco. A breve, intanto, si provvederà ad effettuare i necessari interventi di bonifica del canale, attualmente ostruito in più punti. Si apre così la strada a nuove ipotesi di smaltimento dei reflui, una volta depurati. La soluzione dovrà essere la stessa per entrambi gli impianti di depurazione. Tra le ipotesi discusse, su proposta di Giuseppe Venneri, sindaco di Gallipoli, quella di riutilizzare le acque per uso irriguo. “Ringrazio il presidente Gabellone – ha dichiarato questi al termine del evrtice – per la sensibilità e l'attenzione che ha dimostrato nel trovare una soluzione in grado di tutelare l'integrità ambientale e soprattutto marina della nostra comunità. L'inviolabilità del mare di Gallipoli è un bene che riguarda da vicino la nostra città ma che rappresenta al contempo una ricchezza ed una risorsa per l'intero Salento” Soddisfatto dall’incontro anche Ivan De Masi, primo cittadino di Casarano. “Del resto non poteva non essere così – ha detto – quando persone perbene si siedono attorno ad un tavolo per discutere, con l’unico obiettivo di prospettare delle soluzioni concrete e percorribili”. Proprio De Masi è stato protagonista del servizio di Striscia la notizia sul depuratore mandato in onda ieri.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!