“No all'energia selvaggia nel Salento”

Italia Nostra Sud Salento, unitamente ad altre associazioni ambientaliste, firma una lettera aperta in cui chiama a raccolta i cittadini per fermare la realizzazione dei grandi impianti di energia eolica e fotovoltaica che rischiano di devastare il territorio

“Recentemente nel fermare la realizzazione del devastante impianto eolico previsto sulla Serra di Ruffano, il Tribunale Amministrativo Regionale sezione distaccata di Lecce, ha espressamente rimarcato nella sentenza finale, come, per interesse pubblico gli amministratori locali avevano consideravano esclusivamente le royalty, i soldi che le ditte si impegnavano ad elargire nelle casse comunali in cambio degli evidenti danni alla qualità di vita di tutti i cittadini, e non il bene primario della tutela del territorio e del paesaggio, che si condannavano ad una modifica irreversibile. Nei giorni scorsi, si è costituito in giudizio il Comune di Scorrano a difesa del vasto impianto fotovoltaico, grande quanto una città intera, nella bella contrada rurale di Miggianello, bloccato dal Tar Lecce, e ritenuto dall’amministrazione opera di grande importanza proprio per gli introiti che elargirà nelle casse comunali; sempre alcuni giorni fa, la Regione Puglia ha fatto appello al Consiglio di Stato contro il blocco imposto, sempre dal Tar, all'impianto eolico di Palmariggi nell'area archeologica e oasi protetta della Serra di Palmariggi-Giuggianello-Minervino, l'ameno “Colle dei Fanciulli e delle Ninfe”; contro, quindi, dei risultati preziosi ottenuti a seguito di faticosi ed esosi ricorsi presentati da alcuni comuni virtuosi, da tanti liberi cittadini, e da mille associazioni e comitati che si stanno impegnando, novelli Davide contro Golia, contro i giganti della finanza e contro intere classi dirigenti locali colluse con le lobby dell'energia e dell'industria, per salvare un bene, il territorio salentino, ereditato dai nostri nonni, e il suo paesaggio, bene inalienabile di ognuno di noi, frutto della armoniosa millenaria fusione di storia, lavoro umano e forze della natura. Con estremo dispiacere Italia Nostra e tutti coloro che si stanno battendo con tutte le proprie irrisorie risorse di tempo e denaro, perché si possa continuare ancora a dire “Salento d'Amare”, senza vergognarsi di essere salentini e di dire una menzogna, prendono atto dell'ostinazione con cui alcune amministrazioni salentine e l'attuale amministrazione regionale pugliese, con esse, si stanno accanendo contro il territorio salentino, impiegando persino nostri soldi pubblici, per fare ricorsi a palese supporto di ditte private dell'energia, al fine di favorire la realizzazione dei loro impianti eolici e fotovoltaici di grande impatto ambientale sul territorio provinciale; impianti questi la cui totale incompatibilità col territorio salentino è messa in evidenza, a parole, nello stesso Piano Paesaggistico della Regione Puglia, il virtuoso PPTR recentemente approvato dalla Giunta Regionale. Impianti giustificati immoralmente dallo strumentale ricorso al Protocollo internazionale di Kyoto e all' “effetto serra” e che si dice si stanno autorizzando e costruendo per non desertificare il mondo a seguito del surriscaldamento terrestre, ma a questo fine, paradossalmente, si desertifica il Salento artificialmente con ettari ed ettari di morti deserti di pannelli dove prima crescevano grano, ulivi, viti ed erbe commestibili! La vera molla propulsiva di questo accanimento contro la natura e la storia del Salento sono i lauti finanziamenti pubblici elargiti alle ditte che si impegnano nell'eolico e nel fotovoltaico. Il giro d'affari che circola dietro questo catastrofico fenomeno, la più grave catastrofe, è amaro dover denunciare, che il Salento abbia mai conosciuto, per causa umana, nel corso della sua storia, è inimmaginabile. Le denunce giunte nei giorni scorsi da parte di stessi operatori nel settore fotovoltaico, durante delle dirette televisive, e da parte di eminenti magistrati salentini, quali il Giudice e Senatore Alberto Maritati, in merito all'anomalo afflusso di denaro che sta giungendo in questi mesi nel nostro territorio, e che fanno paventare manovre impressionanti volte al riciclaggio di denaro sporco, proprio in molti degli impianti in fase di realizzazione, ci costringe a chiedere pubblicamente alle autorità di polizia preposte, Finanza, NOE-Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, Forestale, Guardia Provinciale, ed in primis alla Magistratura di intervenire per accertare quanto sta avvenendo. Sono migliaia i progetti di maxi impianti eolici e fotovoltaici presentati nella sola Provincia di Lecce, come ha denunciato, andando contro le direttive del suo stesso partito, l’ex presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Lecce, Nicolino Sticchi, e oggi con lui anche il Difensore Civico emerito della Provincia di Lecce, l’onorevole Giacinto Urso. Una annunciata devastazione di proporzioni bibliche che si può e si deve ancora fermare. Se così non dovesse malauguratamente avvenire, ogni pala eolica, e ogni pannello fotovoltaico ubicato al suolo, sarà un imperituro monumento ad una illegalità, che con le pale e gli specchi, metterà le sue radici più profonde nel nostro tessuto socio-politico e culturale, di cui saranno complici tutti coloro, politici e cittadini, che oggi potendo non si opporranno a tutta questo spiacevole e lurida speculazione delle “pale d’oro” e dei “pannelli d’argento”, spesso anche intrisa e lubrificata con tangenti, come diverse inchieste giudiziarie hanno già smascherato in diversi luoghi e regioni del Sud Italia. Intervenire quando il danno sarà ormai stato fatto, farà sì trionfare la giustizia, ma sarà una avvilente giustizia da giustizialisti e da gossip, che non ci interessa, ma non una giustizia, quella che auspichiamo, garante del rispetto della legalità e dei diritti dei cittadini, e tra questi quello alla conservazione e al rispetto della cultura e dei beni culturali, dell'identità culturale, del paesaggio espressamente protetto dall'articolo 9 della nostra Costituzione Italiana, della qualità della vita e della salute dei cittadini, calpestata dagli impianti energetici a causa del loro alto impatto acustico, visivo anche notturno, ed elettromagnetico. Una devastazione del suolo con scavi e cementificazioni immense e chilometriche trincee di scavo, dell'assetto morfo-idrogeologico, con inquinamento delle falde dai diserbanti impiegati a tonnellate nei moderni “lager” degli specchi di fotovoltaico. Danni irreparabili all'economia turistica e silvo-agro-pastorale del Salento. Danni irreparabili al paesaggio, e al meraviglioso mosaico storico-archeologico della nostra millenaria arcaica civiltà contadina. Prendiamo anche serio atto che eccezion fatta per la domanda di manodopera presente nelle prime settimane durante le installazioni iniziali degli impianti, a regime il numero di occupati sarà irrisorio, con beffa anche di chi oggi viene illuso, nella crisi, di un buon posto di lavoro! Ai proprietari terrieri locali, che oggi si ingannano prospettando guadagni facili affittando i loro terreni per impianti di fotovoltaico, resterà con tutta probabilità l'esoso dovere di risanare, a fine vita degli impianti, le loro proprietà, bonificandole spendendo tutto ciò che han guadagnato! I nostri amministratori stanno semplicemente aprendo la strada ad una colonizzazione energetica selvaggia del territorio della Provincia di Lecce da parte delle grandi aziende esterne dell'energia, come denunciava sarebbe accaduto, già nel 2007, il coraggioso consigliere, Giuseppe Basile, poi purtroppo barbaramente assassinato; denunce lanciate pubblicamente, nei suoi interventi indimenticabili ed infuocati di passione e amore per il Salento, ad Ugento e in provincia, ed il cui eco non possiamo più far finta di non sentire! Una colonizzazione ancor più grave per danno ed estensione di quella, che con Cerano e l'Ilva e non solo, ha schiavizzato e piegato le intere province di Brindisi e Taranto. Sono questi nostri amministratori garanti dei nostri diritti, nel doveroso rispetto del democratico mandato elettorale da essi regolarmente ricevuto, o dei traditori che stanno aprendo al nemico le porte delle nostre povere città assediate? Quale che sia la risposta a questo brutto quesito, noi dobbiamo affermare, oggi, con tutte le nostre forze, un Salento impegnato nel recupero delle aree rurali e naturali, con interventi seri di restauro e ricostruzione dei muretti a secco e delle altre strutture della civiltà contadina, affiancate a massicce azioni di riforestazione e rinaturalizzazione razionale con le specie autoctone, perché sia questo, come prevede lo stesso PPTR, il modo virtuoso in cui contribuire al Protocollo di Kyoto sottoscritto dall'Italia, in aree densamente abitate e baciate dalla natura come il Salento, dove il bel paesaggio è anche economia turistica, oltre che qualità di vita! Il Protocollo di Kyoto prevede finanziamenti pubblici anche per i rimboschimenti, così come per la produzione di energia da fonti rinnovabili, quali il sole ed il vento, eppure quanti amministratori salentini e pugliesi si impegnano a spada tratta in questa vera opportunità verde, rappresentata dai rimboschimenti, che danno ricchezza, salute, economia, paesaggio e opportunità di recupero delle produzioni tipiche e d’eccellenza di prodotti naturali? Nessuno! Il Salento densamente abitato, crocevia nel Mediterraneo di importanti rotte migratorie internazionali per i volatili, non è un deserto disabitato dove poter ubicare torri eoliche d’acciaio, alte circa centocinquanta metri, senza rischi e danni per l’ambiente, la fauna e l’incolumità delle persone. Come sempre suggerisce lo stesso PPTR, dobbiamo vietare il fotovoltaico a terra, che depaupera la biodiversità, e depreda suoli alla vita e alla produzione dei prodotti silvo-agro-pastorali, in primo luogo destinati all’alimentazione, e favorire invece l’ubicazione dei pannelli su tutti i tetti e tettoie di edifici moderni; questo permetterebbe uno sconto effettivo in bolletta per le famiglie, uno sconto che con i devastanti impianti industriali dell’energia di oggi mai le famiglie vedranno, nonostante le demagogiche gratuite e strumentali promesse che vengono a piene mani elargite da numerosi politici collusi! Solo se affermeremo un Salento non schiavo della produzione di energia, che già a Cerano si produce e produrrà per i prossimi anni, a danno della salute delle nostre genti, in quantità di gran lunga superiore al nostro fabbisogno energetico, potremo affermare una elevata qualità culturale ed ambientale ed una economia sana e virtuosa del Salento, tali da poter con serietà opporre la barriera di un netto 'No' a chi guarda oggi con perverso interesse al nostro territorio per impiantarvi centrali nucleari o depositi di scorie radioattive, data la bassa sismicità e il basso rischio di alluvioni locale. Capiamo da tutto questo quanto siamo fortunati a vivere in questo verde e azzurro territorio; diciamo 'No' alle speculative follie industrializzanti che vogliono schiacciare noi e con noi il futuro delle future generazione! Mentre siamo, in buona fede, ipnotizzati davanti agli schermi delle nostre tv, chiusi nelle nostre case, questo sta avvenendo al nostro Salento e a noi stessi! Usciamo in strada, in piazza e diciamo davvero ‘basta’”. Italia Nostra – Sud Salento

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