Garbugli

Inghippi e intoppi da un Niccolò a un altro, passando per Mozart

La parola “garbuglio” è una variante, con prefisso in parte oscuro, del verbo “bollire”. Nelle sue forme primitive indica infatti fervore, subbuglio, confusione, che in alcune lingue neolatine sfocia in “buglia”, cioè in rissa vera e propria. Niccolò Machiavelli la usa per parlare delle “cose d’Italia”, ancora nel senso di caos e agitazione, ma poi, sempre nelle cose di cosa nostra, assume una sorniona sfumatura avvocatesca che condurrà all’Azzeccagarbugli manzoniano e magari a qualche più recente avvocato omonimo di Machiavelli, ma meno machiavellico (la ragion di Stato avrà fatto molti danni, ma serviva proprio a sganciare la ragione collettiva dalle ragioni “ad personam”). Tornando a Manzoni, a dimostrare che probabilmente il milanese doveva molto a Mozart, Da Ponte e a un certo teatro visto magari in Francia, c’è un dottore nelle “Nozze di Figaro” che vuol far saltare quel matrimonio per vendicarsi del promesso sposo. Don Bartolo è tecnicamente un medico, ma deve dilettarsi di giurisprudenza. Una laurea è sempre una laurea, e lui infatti ha una teoria interessante: la vendetta se la può permettere solo chi ha studiato. A costo di mettere sottosopra il codice, qualche garbuglio si troverà. Deliziosa. Purché non se ne faccia un inno nazionale.

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