“Il Salento che non vogliamo”. Prima tappa del tour

Un percorso attraverso i siti più degradati dal “fotovoltaico selvaggio”. Il primo sopralluogo nelle campagne salentine si è svolto nei giorni scorsi su iniziativa del movimento “La Rinascita del Salento

Si è svolto nei giorni scorsi tra le campagne del Salento un singolare sopralluogo dal titolo: “Il Salento che non vogliamo e che non possiamo trasmettere ai nostri figli”, prima parte di un percorso attraverso i siti più degradati dal “fotovoltaico selvaggio”, termine con il quale si indica, hanno spiegato gli organizzatori, “la pratica malsana e immorale di ubicare pannelli fotovoltaici al suolo, su terreni agricoli di pascolo o rocciosi, dove si producono i nostri alimenti più tipici, anziché solo sui tetti degli edifici moderni, su tettoie di parcheggi e capannoni industriali, come naturale”. A organizzarlo è stato il movimento per “La Rinascita del Salento”, guidato da Oreste Caroppo. Accanto agli attivisti del movimento, professori universitari, docenti di diritto, di biologia, archeologia e storia del paesaggio e delle tradizioni, agronomi, artisti, fotografi e operatori del settore turistico fortemente preoccupati; un piccolo esercito, fatto di persone ognuna delle quali nel suo piccolo dà un grande contributo alla conoscenza, tutela e valorizzazione del paesaggio rurale salentino delle rocce e delle terre. Dai parchi fotovoltaici di Surano e Spongano in costruzione, a quelli di San Cassiano e Scorrano, fino agli impianti di Sanarica con pannelli alti fino a 6-8 metri di altezza, il tutto in un territorio di pascoli rocciosi, ricchissimi di orchidee e specie vegetali e animali, alcune rarissime, incluso in gran parte nel Parco dei Paduli dalla Regione. “Una speculazione alla luce del Sole – commenta Oreste Caroppo, leader del Movimento – non fosse altro per il fatto che si sta favorendo questo stupro del territorio, per arricchire pochi imprenditori con fondi pubblici ed ingannando immoralmente la gente del luogo che soffre per l’inquinamento, facendo credere che in cambio del furto del paesaggio quotidiano sarà ridotto il quantitativo di combustibile fossile, (petrolio, gas e carbone fossili), bruciato in Puglia”.

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