Salgado ridà voce ai migranti

Palazzo Celestini ospita la mostra di Sebastião Salgado, fotoreporter brasiliano impegnato nella denuncia di gravi questioni sociali, nell’ambito della rassegna “Capodanno dei Popoli”

Chiude oggi la rassegna fotografica “In cammino” di Sebastião Salgado, in mostra nel suggestivo Palazzo dei Celestini a Lecce. Si tratta di un evento che giunge a Lecce nell’ambito della XX rassegna del Capodanno dei Popoli, per l’iniziativa “I cento colori della mia provincia”. Circa 62 immagini in bianco e nero riprese in giro per il mondo, dal 1993 al 1999, che fanno riflettere sulle migrazioni vedendo l'uomo e la sua storia contemporanea. “In cammino” è la parola ridata a chi non parla, è la voce del fiume di persone che continua a scorrere alla ricerca del mare in cui sgorgare, conservando l’unica identità ancora rilevante da preservare, quella di essere umano. Salgado ha definito il suo lavoro meglio di chiunque altro: “Ho viaggiato per sette anni in cinquanta paesi tra milioni di fuori posto: questa è la loro battaglia contro l’invisibilità”. Le foto in mostra sono la cruda testimonianza degli sventurati spostamenti di enormi masse di rifugiati, uomini, donne e bambini, costretti all’esilio, all’abbandono della propria terra, di incredibili tragedie umanitarie senza risonanza, ignorate dai mass-media perchè “non fanno notizia”. Le storie di questi popoli diseredati, che vivono il loro dramma disconosciuto, sono drasticamente evidenziate e richiamate alla coscienza, dalle immagini-denuncia del grande maestro; dal Vietnam all’Afganistan, dall’Albania alla Serbia, dall’Indonesia alle Filippine, dall’India alla Cina, dal Brasile al Kurdistan iracheno fino all’Egitto e al Libano, Sebastião Salgado mostra le verità nascoste, di milioni di identità perdute, poiché nessuno diventa rifugiato o emigrante per scelta, ma solo per sopravvivere. Chi emigra lascia il proprio paese con la speranza di un futuro migliore, chi fugge invece è solo pieno di paura. Entrambi sono vittime della povertà e della violenza. L’ingresso è libero.

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