Il museo della cartapesta è realtà

Da un’idea nata nel 2005 domenica prossima a Lecce si inaugurerà il museo della cartapesta. Saranno le sale del Castello Carlo V a ospitarlo

di Daria Ricci “I meriti sono della città di Lecce, del mondo culturale di questa città”. Sono le prime parole di Ruggero Martines, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia. Ed ecco che un’idea nata nel 2005 diventa realtà. E diventano realtà anche un sogno e una tesi di laurea sulla cartapesta di Caterina Ragusa. E sì, perché Ragusa sarà il direttore del Museo della Cartapesta. E saranno le sale del Castello Carlo V a ospitarlo. L’idea nata per iniziativa del Comune di Lecce, giunge oggi a realizzazione grazie alla collaborazione tra il MiBAC, la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia, la Sopraintendenza Bap per le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto e il Comune di Lecce. L’allestimento del nuovo Museo è stato realizzato con il finanziamento dell’accordo di Programma Quadro con la Regione Puglia. “Un museo che arricchisce l’offerta culturale della città, ospitato in un contenitore simbolo: il Castello Carlo V”, ha sottolineato il sindaco Paolo Perrone. Video, immagini, ricostruzioni di bottega segneranno il percorso per entrare nel mondo della cartapesta e nella sua città simbolo: Lecce. Il museo vuole proporsi anche come luogo “di sperimentazione ed è stato concepito, nel nuovo allestimento e nella distribuzione degli spazi e delle sale, come contenitore in cui arte della tradizione e avventura espressiva contemporanea trovino il loro essere”. La collezione è composta da circa 80 opere dei maggiori cartapestai leccesi: Caretta, Capoccia, Guacci, Errico, Pantaleo, Mazzeo, Indino, Malecore, Gallucci e copre un arco che dal XVIII secolo giunge ai nostri giorni con opere di artisti internazionali quali Emilio Farina e la brasiliana Lucia Barata. Tutte le opere sono donazioni. Ci saranno ambienti espositivi che raccolgono opere perlopiù religiose, in altri sono stati riproposti gli attrezzi utilizzati dai maestri cartapestai nelle loro botteghe. E poi ambienti intesi come veri laboratori in cui vi sarà il restauro continuo di opere in cartapesta bisognose d’interventi di tecnici specializzati.

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