L’eclissi della legalità

La nota sull’educazione alla legalità della Cei del 1991. Attuale più che mai, oggi, dopo quasi 20 anni

Dai giornali e dall’esperienza quotidiana ciascuno di noi fa esperienza dell’eclissi della legalità nel nostro paese. E’ in aumento (fonte Dna, rapporto 2008) la criminalità organizzata, fornita di ingenti mezzi finanziari e di collusive protezioni, che spadroneggia in varie zone del Paese, impone la sua “legge” e il suo potere, attenta alle libertà fondamentali dei cittadini, condiziona l’economia del territorio e le libere iniziative dei singoli, fino a proporsi, talvolta, come Stato di fatto alternativo a quello di diritto. Non meno inquietante è poi la nuova criminalità così detta dei “colletti bianchi”, che volge a illecito profitto la funzione di autorità di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la pubblica amministrazione a interessi di parte. Le risposte istituzionali sembrano spesso troppo deboli e confuse, talvolta meramente declamatorie, con il rischio di rendere la coscienza civile sempre più opaca. Manca quella mobilitazione delle coscienze che, insieme ad un’efficace azione istituzionale, può frenare e ridurre il fenomeno criminoso. Non vi è solo paura, ma spesso anche omertà; non si dà solo disimpegno, ma anche collusione; non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere. Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del gruppo criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il “comparaggio” politico o criminale che il rispetto della legge e della propria dignità. La crescita di una più viva coscienza della legalità esige che la formulazione delle leggi obbedisca innanzitutto alla tutela e alla promozione del bene comune. Ma si deve rilevare, purtroppo, una sempre maggiore marginalizzazione di un’autentica azione politica. Si è portati a coltivare più l’interesse immediato dei particolarismi che il bene comune, con una conseguente gestione riduttiva della politica. Così, lo Stato è divenuto sempre più debole: affiora l’immagine di un insorgente neo-feudalesimo, in cui corporazioni e lobbies manovrano la vita pubblica, influenzano il contenuto stesso delle leggi, decise a ritagliare per il proprio tornaconto un sempre maggiore spazio di privilegio. Tutto ciò ha portato ad elevare al massimo il potere ricattatorio di chi ha una particolare forza di contrattazione, ad aumentare il numero delle leggi “particolaristiche” (cioè in favore di qualcuno) e a ridurre invece drasticamente le leggi “generali”, vanificando così le istanze di chi non ha voce né forza. Per le stesse ragioni il parlamento corre il rischio di essere ridotto a strumento di semplice ratifica di intese realizzate al suo esterno, con il conseguente impoverimento della funzione delle assemblee legislative. Ecco, ho usato questi concetti per dare una chiave di lettura dei tanti episodi che dalle pagine dei giornali locali in quest’ultimo anno ci hanno shockato. Cito in ordine sparso, tanto per dirne alcuni: il “sistema Tarantini” e le escort, l’affaire di via Brenta, l’inchiesta sull’Università di Lecce e il sistema di favori e regalìe, la richiesta di rinvio a giudizio per il ministro Raffaele Fitto (mentre andiamo in stampa ancora non è stata emessa la sentenza), i possibili legami tra il clan mafioso Padovano e una decina di amministratori e politici. Ma non sono parole mie: sono dei vescovi italiani. E non sono neanche recenti. Sono di quasi 20 anni fa. E’ la nota sull’educazione alla legalità della Cei del 1991. Tutti concetti che tanti degli imputati eccellenti nei processi citati, ferventi cattolici, dovrebbero conoscere. Io, laica, ne sono rimasta colpita. Per la loro lucidità e perché sono parole rimaste inascoltate. Leggiamole tutti e magari cominciamo a scardinare “il sistema”. Ciascuno nel proprio metro quadrato, ciascuno con il proprio “no, non ci sto”. Un augurio questo, di Buon natale a tutti e buon anno.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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