Corigliano chiama Vendola: “La discarica non s'ha da fare”

Una lettera aperta al governatore pugliese per chiedere di fermare la discarica sulla falda idrica di Corigliano. La firmano il Coordinamento Civico per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, e i consiglieri regionali Piero Manni e Ignazio Zullo

Pubblichiamo in versione integrale il testo della lettera aperta dei cittadini di Corigliano d'Otranto al governatore pugliese, Nichi Vendola. La lettera è redatta dal Coordinamento Civico per la tutela del territorio e della salute dei cittadini. La sottoscrivono i consiglieri regionali Piero Manni e Ignazio Zullo IL CORAGGIO DI CAMBIARE E’ risaputo che l’uomo non è infallibile. Si tratta di una verità oggettiva, che è sotto gli occhi di tutti in ogni azione e decisione della nostra vita quotidiana. Tuttavia, un uomo è tanto più grande quanto più rapidamente e di buon grado riesce ad accorgersi dei propri errori e a correggerli se è ancora in tempo per farlo. Ebbene, i cittadini del Salento rappresentati nelle 30 associazioni riunite in quell’organismo federativo apartitico che è il Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e della Salute (con centinaia di comitati e associazioni in rete) si rivolgono al Presidente della Regione Puglia On.le Nichi Vendola per impedire che venga commesso un errore irreparabile con l’insediamento di una discarica di rifiuti sulla falda acquifera del Salento a Corigliano d’Otranto. Dal momento che la salute non ha colore politico, non sembri strano che questa lettera aperta venga sottoscritta anche da meritevoli consiglieri regionali appartenenti a schieramenti opposti, per una volta – ma non è e non sarà certamente l’unica – uniti nel dare voce ad un’istanza portata avanti con coraggio e sulle proprie spalle direttamente dai cittadini. Forse pochi sanno che nelle profondità del Salento esiste un unico grande lago d’acqua dolce, un’acqua minerale di qualità superiore alle acque superficiali fornite dai grandi invasi dell’AQP nel resto della Puglia. Questa immensa falda ha il suo punto più profondo (105 metri) proprio al centro del Salento, nel Comune di Corigliano d’Otranto, che rifornisce di acqua potabile ben 78 paesi da oltre cinquant’anni senza problemi. La legislazione europea e quella nazionale proteggono in modo particolare le grandi falde sotterranee come quella di Corigliano d’Otranto, ma il piano di tutela delle acque della Regione Puglia ha mantenuto operativa una vecchia cava adiacente alla falda, servita per realizzare la strada a scorrimento veloce Maglie-Gallipoli e usata incredibilmente come discarica negli anni ’80. Oltre ad essere in evidente contraddizione con la stringente normativa a tutela delle acque, questa scelta deve fare i conti con alcuni elementi nuovi di cui evidentemente non si è potuto tener conto al momento dell’individuazione e della conferma del sito di Corigliano d’Otranto come sede di discarica. Sono infatti del 2005 i due essenziali studi scientifici condotti dal CNR (a firma del Professor Cotecchia) e dall’Università del Salento (a cura del Prof. Sansò), che evidenziano senza ombre di dubbio l’estrema vulnerabilità della falda acquifera a Corigliano e la grande permeabilità delle rocce sottostanti al sito scelto come discarica. Si tratta di studi assolutamente autorevoli e indipendenti, di cui non è possibile negare l’evidenza, appellandosi a conoscenze superate, come purtroppo accaduto anche nel corso della recente audizione del coordinamento civico presso la quinta commissione regionale. L’altro elemento nuovo è rappresentato dalla richiesta dell’ATO Lecce/2 (datata febbraio 2008) per la realizzazione di un impianto di compostaggio che – abbinato all’avvio di una seria raccolta differenziata con riciclaggio di tutti i diversi tipi di materiale oggi afferenti in discarica – renderebbe di fatto superflua la discarica di Corigliano. L’insostenibilità della scelta di aprire una discarica sulla falda a Corigliano è stata confermata dalle stesse istituzioni che hanno cercato di porvi rimedio in qualche modo, intervenendo sulle superfici e sulla tipologia di rifiuto, a ribadire l’enorme criticità dell’operazione. Non vale nemmeno l’alibi dei soldi già spesi, perché si tratta di soldi spesi bene che hanno consentito di mettere finalmente in sicurezza il precedente sversamento di rifiuti, che era ancora incredibilmente in attesa di bonifica. Così come non è valida l’obiezione dell’emergenza rifiuti in cui piomberebbe l’ATO Lecce/2, dal momento che la discarica di Corigliano potrebbe entrare in funzione solo con l’impianto di Poggiardo a regime (per il conferimento del solo biostabilizzato maturo, la cui qualità dovrebbe comunque essere sottoposta a seri controlli) e che un’altra discarica di soccorso deve ancora essere localizzata da parte della Provincia di Lecce. In pratica, anche se la discarica di Corigliano fosse inaugurata domani non cambierebbe a per l’ATO Lecce/2. A questo punto, Presidente Vendola, i cittadini le chiedono (col conforto delle istituzioni contattate in questi mesi, tra cui la Commissione Sanità del Senato, il Ministero dell’Ambiente, la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, il Ministero della Salute) di non far entrare in esercizio la discarica di Corigliano per prevenire qualsiasi possibilità d’inquinamento dell’unica grande falda acquifera del Salento. Le chiediamo questo in ossequio alla legalità perché tutte le normative nazionali ed europee vietano l’attività di gestione di rifiuti sulle falde in quanto centri di pericolo che possono provocare danni irreparabili, come accaduto solo sei mesi fa a Bitonto dove la discarica ha inquinato per sempre la falda acquifera sottostante (nonostante la disponibilità dei più moderni mezzi di controllo). Le chiediamo questo per un senso di giustizia nei confronti dei suoi concittidini salentini, che hanno diritto a non vedere minacciato il proprio diritto all’acqua, un bene pubblico e di utilità collettiva, come lei stesso ha recentemente sottolineato. Le chiediamo questo per un senso di onestà intellettuale perché la scienza (quella scritta da pubblicazioni indipendenti e non da perizie idrogeologiche commissionate dalle stesse ditte appaltatici come nel caso di Corigliano) ha negli ultimi anni inequivocabilmente dimostrato la potenziale pericolosità della discarica in quella “terra di acque”. Le chiediamo questo per un atto di responsabilità nei confronti del popolo, quello che subirà sulle proprie spalle le possibili conseguenze di questa scelta scellerata che viola qualsiasi principio di precauzione. Infine, signor Presidente, le chiediamo un atto di coraggio, il coraggio che la politica può e deve saper dimostrare davanti alle ragioni della burocrazia, delle carte bollate, dei titoli esecutivi e dei procedimenti amministrativi, se è vero che alla politica spetta trovare le soluzioni e le vie d’uscita ai problemi veri dei cittadini. Non metta a rischio l’acqua dei salentini, signor Presidente. Non è vero che non siamo più in tempo: c’è ancora tempo, c’è sempre tempo per il coraggio e i cittadini hanno bisogno di politici coraggiosi. E’ il tempo del coraggio, Signor Presidente. Coraggio! Non sarà solo”. Ecco il video girato in prossimità del sito della discarica in occasione della Giornata dell'acqua, manifestazione di protesta organizzata domenica scorsa a Corigliano dal Coordinamento civico:

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