CAMPAGNE di governo

attenzione alle minuscole…

Nella nostra politica salentina si sono inventati il “marketing territoriale”. Marketing significa dare ulteriore valore ad un bene per aumentarne il prezzo: da noi, invece, confondono il “marketing” con la “vendita” che vuol dire vendere a tutti i costi, a qualsiasi prezzo, anche sottocosto: l'esatto contrario della valorizzazione.

Quando si è vestiti con le “robe da campagna” e si sta lavorando per i campi non si pensa nemmeno al fatto che ci si possa sporcare. E l’odore della terra te lo porti fin dentro la doccia. E quando si lavano le mani e si sale su su fino ai gomiti e l’acqua esce marrone dalla pelle. E basta un po’ di acqua, senza alcun tipo di sapone per tornare puliti. Perché la terra la lava l’acqua. E’ lo sporco che ha bisogno di altro. E’ lo sporco che non va più via. E quando ci si siede per terra, con la schiena aggrappata alla corteccia di un albero di olivo. E’ solo lì che si sente quanto è fragile, quanto è eterno un albero. Con la corteccia che ci si può divertire a staccarla via senza ferirlo. Ma basta un niente per tagliarlo e temere che qualche insetto scelga come nido quello squarcio facendolo ammalare. E non si può descrivere il fastidio della “muttura”, la rugiada mattutina, nelle albe d’estate, che vorrebbe rinfrescare e in realtà bagna fin dentro le ossa e quando esce il sole si è già sudati e non c’è più scampo. E il pane che si spezza con le mani pulite dalla terra ha un altro sapore. E il fico appena colto dall’albero. Il mandarino che profuma le mani e fa diventare gialle le unghie. E poi il mosto del negramaro che penetra nella pelle e non si lava via nemmeno con la candeggina. Andrà via da solo, quando inizierà la fermentazione. Come il profumo dell’olio appena spremuto. Delicato, ma forte. Che con gli occhi chiusi sembra di vedere i “traini” che lo trasportano a casa e un “pila” in pietra leccese che si riempie. E il “cutrubbo da tre salme” di papa Galiazzu! D’estate le gambe scoperte sono completamente dominate dalle ortiche, ma bastano cinque minuti che il bruciore scompare. Uno degli ultimi testimoni della grande sinistra pugliese, Vittorio Tremolizzo, mi raccontava di quando giovane militante seguiva Di Vittorio nelle sue visite nel Salento. Di come mangiasse i fichi assieme a chi lo accompagnava seduto per terra, su un masso, su un muretto a secco. Oggi il “marketing territoriale” della Provincia, la Regione, e tanti altri dicono che si deve puntare alla “distrettualizzazione”, che occorre “fare sistema”, che serve “creare le giuste sinergie”. Con un po’ di qualunquismo, ma con tanto tanto affetto per la nostra terra un suggerimento per questi signori: quacche fiata sciati a fore per piacere!

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!