Taekwondo. 30 anni di D’Amico

Fin dalla sua costituzione la società tricasina ha tesserato alla Fita, la Federazione italiana Taekwondo, oltre 2mila atleti che hanno gareggiato in competizioni regionali, nazionali e internazionali

400 medaglie in appena quattro anni. È questo il record di maggior prestigio per la società Taekwondo D’Amico di Tricase che in questo anno compie e festeggia il 30esimo anniversario dalla fondazione con una monografia fotografica per rendere omaggio alla scuola che il padre (Andrea) e lo zio (Gino) di Luca D’Amico, responsabile attuale della società, fondarono nel 1979. Di acqua ne è passata da quando il Taekwondo era considerato solo un’arte marziale sconosciuta, oggi invece dopo trent’anni è diventato uno sport olimpico, consigliato dai pediatri per la sua capacità educativa ed è ormai diffuso in quasi tutti i continenti, 160 nazioni per un totale di 50 milioni di praticanti. Pure a Tricase la scuola D'Amico è diventata punto di riferimento e luogo di incontro e socializzazione per centinaia di giovani. Fin dalla costituzione la società tricasina ha tesserato alla Fita, la Federazione italiana Taekwondo, oltre 2mila atleti che hanno gareggiato in competizioni regionali, nazionali e internazionali. Più di 250 cinture nere e quattro insegnanti tecnici. E poi ancora la D’Amico ha aperto centri di allenamento in diversi paesi della provincia di Lecce tra cui Casarano, Miggiano, Specchia, Ruffano, Poggiardo e Andrano diffondendo in tal modo la conoscenza e la cultura di questo sport nel Basso Salento. Tra i ragazzi più “medaglisti” dal 2006 spiccano Giulia Marra (dieci anni d’età con all’attivo 20 medaglie tra ori, argenti e bronzi), Maria Marra, Luigi Marra, Valerio De Iaco, Dino Ucci, Francesca Mariosa, Giuseppe Ruberto, Vanessa Ponzetta, Luca Valiani, Donato Cipolla, Valentina Zocco, Edoardo Sodero, Vittorio Legari, Fatima Maglie, Gabriele Maisto, Riccardo Coluccia, Luigi De Rinaldis, Paola De Rinaldis, Donato Bramato, Dana Caccioppola. In definitiva in trent’anni la D’Amico ha contribuito non poco alla crescita culturale di centinaia di ragazzi provenienti da mezza provincia, dimostrando che uno sport solo apparentemente “di lotta” è invece un ottimo veicolo di socializzazione.

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