Un sit-in contro la discarica sulla falda idrica di Corigliano

GUARDA IL VIDEO. Domenica prossima si terrà un sit-in di protesta davanti alla discarica organizzato dal Coordinamento civico di Maglie. In serata, un convegno con gli esperti nel Castello de' Monti

Corigliano d´Otranto è il punto più profondo, e quindi più puro, della falda acquifera del Salento, un grande lago sotterraneo di acqua dolce che rifornisce 78 Comuni della provincia di Lecce. Secondo il coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, costituito da una trentina di associazioni ambientaliste del Salento, “la costruzione della discarica è in aperto contrasto con il Piano di tutela delle acque adottato dalla Regione Puglia già nel 2007, provvedimento che vieta l´apertura di nuove discariche nell´agro di Corigliano. Inoltre, studi del CNR e perizie tecniche eseguite dall´Università del Salento, hanno rilevato che la costruzione di una discarica potrebbe realmente inquinare l´acqua della falda”. Domenica prossima, il coordinamento civico di Maglie organizza un sit-in di protesta davanti alla discarica (località Scomunica, ai piedi della storica Torre Cumirri). In serata (ore 18), nel castello de'Monti, si terrà un convegno dal titolo: “Discarica di Corigliano: la scienza dice NO e la politica dice SI’”. Interverranno: Paolo Sansò, idrogeologo dell'Università del Salento; Antonio De Giorgi, energy manager. Oreste Caroppo, portavoce del coordinamento, spiega le finalità della manifestazione di protesta: AUDIZIONE IN V COMMISSIONE L´audizione richiesta dal coordinamento civico per la tutela del territorio di Maglie “sui rischi derivanti dalla realizzazione di una discarica di rifiuti a Corigliano d´Otranto”, ha aperto la seduta della quinta commissione consiliare (Ecologia e Ambiente) che si è tenuta a Bari nei giorni scorsi. Le associazioni salentine hanno chiesto alla commissione di informare il presidente Vendola di tutte le ricerche scientifiche finora svolte, studi di cui l´allora commissario straordinario ai rifiuti non ha potuto tener conto perché di fatto successivi all´individuazione del sito di Corigliano. Durante l'audizione, l'Arpa Puglia ha tranquillizzato i rappresentanti delle associazioni assicurando un “monitoraggio costante dei sette pozzi posti a monte idrogeologico della discarica. Abbiamo confrontato i nostri dati con quelli dei pozzi di acqua potabile a valle della discarica e i dati rientrano nei livelli stabiliti dalla legge”. “La dotazione impiantistica di Corigliano – ha spiegato il dirigente dell'assessorato all'Ecologia – è stata decisa nel 2003. Da allora si è aperto un percorso concertato per verificare le condizioni di realizzabilità della discarica coriglianese. Per provare a corrispondere le esigenze del territorio la Giunta ha deciso di limitare l'area di discarica alla cava presente e ha poi stabilito di trattare in quell'area solo rifiuti biostabilizzati in maniera avanzata e non di tipo indifferenziato”. LE PROPOSTE ALTERNATIVE Le associazioni della vasta rete del Coordinamento Civico propongono anche possibili alternative alla discarica. “E’ evidente che questa discarica non deve e non può entrare in esercizio – dice Oreste Caroppo, del Coordinamento – si sta lì aprendo una ferita, una cava, che occorre al più presto ricolmare con materiale inerte roccioso per la salvaguardia della acque dolci del Salento. Si deve anzi approntare al più presto un programma improcrastinabile di bonifica della vecchia discarica con asporto in altro sito delle masse inquinanti e percolanti lì, con la medesima follia odierna, depositate in passato, nella precedente scellerata attività di conferimento di rifiuti. Occorre poi, trasformare in opportunità e motivo di miglioramento e crescita ambientale, civica e politica, l’attuale disastro, facendo tesoro del grave errore commesso, impegnandosi da subito nello sviluppo di un ciclo virtuoso dei rifiuti, che renda le discariche e gli inceneritori del tutto inutili ai fini della chiusura del ciclo. Tutto questo attraverso la raccolta differenziata spinta (“rifiuti zero”) ed il compostaggio che permette la trasformazione della frazione umida ben selezionata dei rifiuti in fertilizzante, con la realizzazione, a tal fine di impianti di compostaggio affiancati agli impianti di biostabilizzazione, o soprattutto ricercando soluzioni di riconversione dei biostabilizzatori esistenti in impianti di compostaggio. Solo così si può offrire una soluzione definitiva che consente di chiudere il ciclo dei rifiuti, senza la distruzione di nuovi territori per realizzare altri impianti e senza nuovi disagi per i cittadini, attraverso la riconversione delle strutture esistenti”.

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