In Salento per don Tonino

Intervista a Luigi Celeghin, maestro organista-organologo, ad Alessano per il 15esimo anniversario della scomparsa di don Tonino Bello. Che lancia un appello per la valorizzazione dell’organo di S. Caterina a Galatina

Veterano della Stagione concertistica internazionale d’organo di Lecce e del Salento, il maestro organista-organologo Luigi Celeghin vanta una carriera a dir poco straordinaria. Professore emerito di Organo e Composizione organistica al Conservatorio S. Cecilia di Roma, è ora ispettore onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per gli organi antichi dell’intero territorio nazionale e presidente dell’Associazione organistica del Lazio. Ha suonato in tutto il mondo, dal Giappone all’America, e celebre rimane la sua performance con l’organo “Hydraulis” dei giardini del Quirinale, alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Lo abbiamo incontrato nella chiesa del SS. Salvatore di Alessano, in occasione del quindicesimo anniversario della scomparsa di don Tonino Bello, insieme all’artista Agostino Casciaro, incantato quest’ultimo dalla genialità di Celeghin nell’interpretazione dello strumento effettuata durante la serata di inaugurazione di tre anni fa del restaurato organo della chiesa di Maria SS. Immacolata in Vignacastrisi. Maestro, che emozione prova a suonare qui ad Alessano? “E’ una sensazione unica utilizzare questo meraviglioso strumento originale di scuola napoletana a cura di Joseph Gallo 1778, restaurato pensi nel 1966, proprio il periodo in cui ho cominciato a frequentare il Salento”. Da quanti anni solca la pavimentazione delle chiese leccesi e salentine? “Conosco il maestro Giovanni Laurentaci da oltre 40 anni, dal 1963, e insieme a lui abbiamo inventato questa straordinaria manifestazione nel momento in cui ho vinto il concorso nazionale a Roma e mi hanno mandato a Bari ad insegnare”. Esistono in provincia altri organi antichi come quello di Alessano? “Ce ne sono tanti, in particolare quello presente nella basilica di Santa Caterina di Galatina. È un organo del 1553, contemporaneo del concilio di Trento, bellissimo, di autore anonimo con le canne della facciata martellate a mano, non piallate, bensì tutte lavorate con croci e sbalzi. Deve essere ricostruito, con urgenza e a tal proposito approfitto per fare un appello alle istituzioni e ai cittadini”. Dica… “Voglio che i salentini e i galatinesi sappiano che nella basilica di Santa Caterina c’è un tesoro che deve tornare al suo splendore iniziale, cioè al medesimo posto e alla medesima funzione. La Sovrintendenza ai Beni Culturali regionale conosce bene il problema e sa anche che è un’insensatezza sacrificare l’organo là in fondo alla Chiesa come se fosse un accessorio qualsiasi e inutile. Quell’organo è un gioiello; ritengo che la liturgia abbia le sue esigenze che sono anche musicali, ed è mortificante tenerlo lontano in una nicchia, a dieci metri di distanza dal presbiterio, in modo che si senta male o niente”. Ai galatinesi che cosa dice? “Mobilitatevi, sensibilizzate i cittadini; il papa l’altro giorno a Parigi ha fatto un intero discorso sulla musica e sull’importanza del canto per la liturgia. La musica è un dono di Dio. L’organo di Santa Caterina deve essere posto nella navata centrale, dove ci sono al momento i punti di ancoraggio della cantoria, ad un’altezza tale che si senta per tutta la chiesa”.

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