Attentati a Giorgilorio. Fermati in due

Le dichiarazioni di testimoni oculari, le intercettazioni ambientali e le riprese del sistema di videosorveglianza hanno permesso di individuare i colpevoli di uno dei due episodi intimidatori

Svolta nelle indagini sull’attentato allo studio professionale Lezzi-Trio di Giorgilorio. La scorsa notte i carabinieri hanno arrestato il ventenne Cristian Cito, di Surbo, e Massimo Antonucci, 37 anni, di Lecce. Decisive le testimonianze, le riprese di una telecamera vicina al luogo dell’esplosione e, soprattutto, l’intercettazione ambientale tra uno degli indagati e il fratello, poco dopo l’accaduto, nella sala d’attesa del comando dei carabinieri. Gli attentati allo studio professionale sono stati in realtà due, il 27 giugno e il 9 luglio scorsi. A Cito e Antonucci si contesta solo il secondo, per il quale non è stato tuttavia ancora individuato il movente. Il 27 giugno, intorno alle 15, ebbe luogo lo scoppio della prima bomba. I coniugi Trio non riescono a ricordare alcun episodio che possa aver messo in pericolo la loro incolumità negli ultimi mesi tranne alcune minacce ricevute da parte di Michele Cito, fratello di Cristian, che aveva contratto nei loro confronti un debito pari a 115mila euro e per le quali, a febbraio, avevano già sporto denuncia. A luglio il secondo ordigno, sulla ringhiera che fronteggia lo studio, riconosciuto dagli artificieri come Black Thunder, fabbricato artigianalmente ma pericoloso. L’esplosione è così forte che danneggia non solo l’abitazione ma anche auto parcheggiate lungo la strada. Le prime indagini riconducono subito a Cito e Antonucci: il sistema di videosorveglianza di una tabaccheria nei paraggi registra l’acquisto di un accendino da parte dei due arrestati e testimoni oculari ricordano di aver visto i due allontanarsi dal luogo dell’esplosione. In caserma viene accompagnato anche Michele Cito, denunciato per le minacce riguardo al debito. L’interrogatorio dura tutta la notte, nella sala d’attesa del comando vengono piazzate due microspie sotto ordinanza del magistrato. Da qui la svolta: Cristian cerca di spiegare al fratello di non aver toccato il pacco che conteneva la bomba e di aver soltanto visto il compagno che la posizionava. Se da un lato le intercettazioni ambientali escludono la partecipazione di Michele Cito e il movente per debito, dall’altro accertano il coinvolgimento degli altri due.

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