Stop al Salento da odiare

Una richiesta di moratoria per gli insediamenti energetici selvaggi è stata avanzata alla Regione Puglia da parte di 60 associazioni ambientaliste salentine

Perché il marchio d’Area “Salento d’Amare” non diventi “Salento da Odiare”. Con questo leit-motiv venerdì mattina una rete (“Unione per l’Ambiente e la Salute del Grande Salento” ) di oltre 60 associazioni, movimenti e comitati, costituenti il Coordinamento federativo nato intorno alle esperienze del “Forum Ambiente e Salute di Lecce” e del “Coordinamento Civico di Maglie”, con il contributo del movimento per “La Rinascita del Salento”, ha avanzato alla Regione Puglia una richiesta di moratoria per quegli insediamenti energetici selvaggi che stanno proliferando da alcuni mesi nell’intera provincia leccese e in quelle di Brindisi e Taranto. “E’ doverosa una moratoria – hanno spiegato Oreste Caroppo (“La Rinascita”) e Marcello Seclì (“Italia Nostra”) – che fermi i progetti di mega impianti eolici, fotovoltaici e da biomasse nel Salento in via di realizzazione o i cui iter autorizzativi sono pericolosamente in corso, anche al fine di adeguare la loro realizzazione ed ubicazione al dispendioso strumento del Pptr, cioè il Piano paesaggistico territoriale della Regione Puglia, adottato sotto la supervisione di Angela Barbanente, assessora all’Assetto del Territorio; senza questa azione di moratoria – secondo gli ambientalisti -, il Pptr diverrà del tutto inapplicabile in un paesaggio ormai devastato e sarà esso stesso l’ennesima speculazione, l’ennesimo dispendio di soldi pubblici impiegati per la sua realizzazione, scientifica stesura e promozione”. I rappresentanti delle associazioni hanno rivolto anche un appello ad Antonio Gabellone, presidente della Provincia, e ai consiglieri regionali salentini di maggioranza e minoranza, affinché si facciano promotori presso la Regione della doverosa ed inevitabile moratoria richiesta. Un appello anche al ministro Raffaele Fitto, perché si faccia propugnatore presso la maggioranza al governo nazionale di un provvedimento straordinario per salvare il Salento dalla eccezionale “calamità eolica da biomasse e fotovoltaica”, che si sta per abbattere su di esso anche con gravi danni, in primis, al settore turistico e alla qualità della vivibilità del territorio. Dunque, il messaggio è “no” ai mega impianti di fotovoltaico, di eolico e di biomasse che creano “soltanto forme di colonialismo del territorio e delle sue genti aggravando la questione meridionale anziché risolverla”.

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