I luoghi della vergogna nel Salento

Alberto Maritati si è recato nelle tendopoli, dove vivono centinaia di extracomunitari, che in questo periodo, lavorano alla raccolta delle angurie

“Sono stato stamattina nel luogo, vicino a Nardò, che chiamo subito luogo della vergogna, dove in questi giorni, in queste settimane, vivono, ma è ridicolo anche usare questa parola, alcune centinaia di uomini. E’ una specie di campo, un abbozzo di tendopoli, che mi ha fatto venire alla mente alcune immagini degli angoli africani più degradati e abbandonati”. Parole forti e di denuncia, quelle di Alberto Maritati. Il senatore del Partito democratico è poi entrato nello specifico: “Niente servizi igienici, niente acqua, materassi e vecchie pentole sparse per 100, forse 200, schiavi africani utilizzati dai padroni bianchi per la raccolta delle angurie”. “I giornalisti presenti hanno assistito al tentativo mio di capire meglio come stessero le cose, parlando con alcuni di loro, per sapere quanto guadagnano queste persone trattate come bestie: dopo 12 – 14 ore di lavoro massacrante, spaventoso, sotto il sole, riescono forse a raggiungere 50-60 euro, a seconda dei quintali raccolti -spiega Maritati- Non so come siano reclutati. I carabinieri e i poliziotti presenti, unico segno della presenza dello stato italiano, lavorano in modo encomiabile, eroico da un certo punto di vista. Mi hanno detto che il reclutamento è oggetto d’indagine, quindi al momento non possiamo sapere niente. Per il resto avvertono un forte disagio soprattutto umano, perché vorrebbero fare di più ma sono pochi e senza mezzi. Perché il problema di questo luogo della vergogna non è la repressione: gli aspetti essenziali sono quelli igienici, sociali, lavorativi. Sono aspetti umani e di civiltà”. “Qui –sottolinea Maritati -, nel cuore del Salento ospitale e accogliente. Dove sono le autorità dello Stato, le autorità locali, gli ispettori del lavoro? Forse basterebbe che tutti facessero il loro dovere di pubblici amministratori e dipendenti. Stanno facendo tutti il loro dovere?”, si chiede Maritati. “Questi problemi si risolvono solo con il volontariato che fa quel che può e che per forza di cose non può raggiungere tutti? Quando parliamo di vita, di amore, di solidarietà, di diritti della persona, di cosa parliamo? Di chi parliamo? E’ questa la vita che vogliamo tutelare conservare e proteggere per tutti gli uomini?”

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Leave a Comment