Cervelli radioattivi

Sono salentini. Hanno 26 anni a testa o giù di lì. A Milano lavorano nel bunker sotterraneo in cui si trova il ciclotrone, il macchinario che genera farmaci radioattivi utilizzati nella diagnosi precoce dei tumori

Età media 26 anni; segni particolari:“cervelli in fuga”; punto di partenza: il Salento; destinazione: il mondo. Un staff fuori dall’ordinario, quello che da pochi giorni ha preso in mano l’intera produzione dei radio farmaci del Policlinico di Milano. Sono già al lavoro nel bunker sotterraneo in cui si trova il ciclotrone, il macchinario che genera farmaci radioattivi utilizzati nella diagnosi precoce dei tumori. Sono Francesco Ria, 27 anni, di Collepasso; Giovanni Petrignani, 25 anni, la mascotte del gruppo, di Casarano; Nicola Frioli, 28 anni, di Torre S. Susanna. Alla loro bravura e alle loro notti insonni ogni giorno sono appese le speranze di un centinaio di persone in cura negli ospedali del Centro-Nord. Nicola Frioli, 28 anni, di Torre S. Susanna Sì, lavorano di notte, questi giovani cervelli eccellenti, perché i farmaci appena usciti fuori dal ciclotrone, nel minor tempo possibile devono essere a disposizione dei pazienti, già alle sette della mattina. Quando per loro cala la notte, per un centinaio di persone si accende la speranza. Nessuno di loro immaginava di poter fare un lavoro simile, né tantomeno di poter mettere a frutto, da subito, le competenze acquisite nel corso degli studi universitari e dei master di specializzazione. “Perché la difficoltà maggiore – è Francesco a parlare – è proprio quella di riuscire a lavorare nel settore di competenza”. Laurea in fisica nucleare e sub nucleare all’Università del Salento, tesi sui raggi cosmici, master sulle applicazioni sanitarie e farmaceutiche delle scienze presso la Fondazione Istud per la gestione e la cultura d’impresa di Milano, stage in provincia di Vercelli presso la Sorin Biomedica Cardio srl – leader mondiale nel settore biomedicale, Francesco ha utilizzato l’opportunità del finanziamento del bando Bollenti spiriti, indetto dalla Regione Puglia. Solo così ha potuto permettersi di pagare master e soggiorno nel Nord Italia: E’ stata questa specializzazione a consentirgli di approdare alla Sparkle, la società che utilizzando i fondi del Pit9 sta realizzando a Casarano un insediamento produttivo dove verranno prodotti radio farmaci ancor più evoluti e all’avanguardia rispetto a quelli del Policlinico di Milano. “Ho deciso di lavorare fuori perché c’è più meritocrazia e perché non avevo vincoli sentimentali. Tramite l’Università ho saputo che la Sparkle cercava fisici per la propria attività e mi sono proposto. Avevo già avuto un primo contatto con loro subito dopo la laurea e con tanto di raccomandazione, ma senza alcun esito positivo. Dopo un anno con master ed esperienza e senza alcuna “presentazione”, invece, il colloquio è andato bene. Sono stato due mesi presso la casa madre Acom spa in provincia di Macerata e poi ci hanno proposto di fare quest’esperienza al Policlinico di Milano. Sicuramente, senza l’opportunità del finanziamento di Bollenti spiriti, sarei ancora come tanti ragazzi che lavorano in Università con quattro mesi di contratto, poi sei mesi senza alcuna retribuzione, poi di nuovo qualche mese di contratto e così via per anni e anni”. Ma come vedi il Salento dal Nord, Francesco? “Chi è fuori difficilmente sceglie di rientrare. Le opportunità sono nettamente inferiori e siamo pieni di “soloni” che si riempiono la bocca dell’apertura ai giovani intendendola, però, come un’azione di facciata: in realtà vorrebbero continuare a gestire direttamente il potere locale politico ed economico. E’ poi difficile immaginare uno sviluppo per il Salento se continuiamo ad avere una classe politica che strumentalizza le opportunità che si presentano. Sui radiofarmaci si dicono cose che non hanno alcuna base scientifica. Non è serio e dimostra solo come nessuno abbia a cuore veramente lo sviluppo del nostro territorio. La scienza e la salute delle persone non possono avere nessun colore politico”. Anche Giovanni e Nicola hanno risposto all’avviso con cui la Sparkle di Casarano cercava giovani scienziati da avviare all’attività di produzione di radio farmaci. Anche per loro, unico requisito: il merito. Giovanni, laurea specialistica a Siena in Biotecnologie per la Salute Umana. A 24 anni era già assunto. Possibile? Possibile. “E’ molto probabile che chi ha cervello sia costretto a non rientrare perché giù per il nostro tipo di formazione non si hanno molti sbocchi a meno che non si decida di lavorare in ambiti completamente diversi dal proprio”. E poi c’è Nicola, il grande. Con una laurea in chimica e tecnologia farmaceutica a Bari, legge l’avviso pubblicato su Quotidiano e decide di provare. Speranza di ritornare? “No. In questo settore non ci sono sbocchi dalla nostre parti”. Ma perché hanno scelto proprio voi? Si guardano e sorridono. Perché siete bravi? Sorridono ancora. La risposta ovviamente è si. // Che cosa sono i radio farmaci A Montecosaro (MC) il gruppo di persone che lavorano alla produzione e alla ricerca nel ramo dei radiofarmaci ha un’età media circa 30 anni e la provenienza geografica è, quasi esclusivamente, marchigiana e pugliese. I radiofarmaci sono utilizzati per la diagnosi, quasi sempre di patologie tumorali, e in alcuni casi per la terapia. I tomografi Pet, infatti, per funzionare necessitano di queste particolari tipologie di farmaci che hanno una vita breve (in circa 12 ore, infatti, perdono la loro efficacia) e devono necessariamente essere prodotti di notte in modo che , tolti i tempi di trasporto, siano a disposizione degli ospedali e dei centri diagnostici nelle prime ore della mattina. // Come avviene la produzione dei radio farmaci (ovvero che cosa fanno Francesco, Giovanni e Nicola) La produzione parte da un ciclotrone (acceleratore circolare di particelle, in questo caso protoni) che consente, partendo da acqua arricchita (cioè con l’isotopo 18 dell’ossigeno invece di quello 16 che è presente nella normale acqua) di produrre fluoro-18 che è un isotopo radioattivo del fluoro che decade dopo 110 minuti in ossigeno. Successivamente questo isotopo è inviato nelle celle di sintesi dove chimici, biologi, farmacisti o biotecnologi lo legano ad una molecola di glucosio (o altre molecole simili) in modo che questo, una volta iniettato nel paziente, vada a localizzarsi nelle cellule tumorali consentendo ai tomografi di localizzare e descrivere con estrema precisione eventuali patologie tumorali presenti. // La mappatura. La Puglia ha due Pet, quanti il solo Mangia galli di Milano Dalle Marche è possibile raggiungere in poche ore molte regioni (sono diverse decine i centri serviti di Marche, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Toscana, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria), ma la scelta più razionale sarebbe avere più centri di produzioni sul territorio nazionale in modo da ridurre i costi di trasporto e aumentare l’efficacia della produzione e dei farmaci. Ciò potrebbe rappresentare, soprattutto per le regioni meridionali, un’opportunità in più di vedere istallati questi moderni tomografi che rappresentano l’ultima frontiera nel campo della diagnosi tumorale: diagnosticare prima un tumore, molto spesso, significa poterlo combattere efficacemente. A Milano e nel circondario ci sono decine di Pet. Il San Raffaele ha 5 tomografi. Il Policlinico Mangiagalli ne ha due: quanti in tutta la Puglia. E ogni tomografo consente di effettuare un’indagine su non più di 10-15 pazienti al giorno.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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