Le strane allusive interviste di Fitto

Alberto Maritati esprime il suo dissenso. Le dichiarazioni di Fitto non lo convincono e ritorna sull’argomento per fare chiarezza

Così Maritati in merito alle dichiarazioni rilasciate da Raffaele Fitto: “Ho visto sul sito web di Lecceprima la registrazione di una intervista rilasciata stamattina dal ministro Fitto, il quale ancora una volta torna a dare giudizi sulla mia decorsa attività di magistrato. Tra l’altro insiste sul fatto che alcuni cittadini sarebbero stati inquisiti da me (presumo nel tempo in cui rivestivo le funzioni di vice procuratore nazionale antimafia ed in particolare quando fui applicato presso la Procura della Repubblica di Bari) e che successivamente sarebbero stati prosciolti dal tribunale”. Maritati va poi al dunque: “L'indagine di cui parla in modo approssimativo e superficiale il ministro. Che rappresenta una delle più delicate ed utili indagini che mai siano state effettuate almeno in Puglia. Scoprimmo una organizzazione criminale di tipo mafioso che coinvolgeva un numero assai rilevante di criminali comuni associati in combutta con fasce di personaggi che occupavano posti nevralgici nelle strutture statali di ogni livello: uomini politici, magistrati, imprenditori, appartenenti alle forze dell'ordine. Il principale imputato rese una completa ed inquietante confessione e poi patteggiò la pena che, nonostante i vari gradi di giudizio, restò confermata ed immutata passando in giudicato”. E ancora: “Lo informo, e lo ricordo anche e soprattutto ai cittadini, che l'indagine fu condotta da ben quattro magistrati e non solo da me. In seguito, dopo che io ed il collega Corrado Lembo cessammo il periodo di applicazione tornando alla procura nazionale, il processo subì una evoluzione piuttosto originale: la gran parte degli imputati chiese di essere giudicata autonomamente e furono concessi vari stralci. Poi vi furono non poche singole assoluzioni. Non ho mai amato criticare le decisioni dei magistrati che sono stati chiamati a giudicare del mio operato ma questo fa parte di un lavoro e di una etica che Fitto mostra di non comprendere”. “Ciò che però ritengo importante sottolineare al momento – continua il senatore – è che il ministro in modo spavaldo mi invita a presentare querela, ma non precisa in relazione a cosa. Parla per sottintesi e per allusioni. Nella registrazione che ho visto apre il suo intervento nei miei riguardi ricordando la mia pregressa carriera, quasi l'attività di magistrato fosse da considerare alla stregua di una attività inferiore o da censurare in sé: ognuno evidentemente ha una scala di valori che lo contraddistingue! Poi aggiunge che sarei o sarei stato il tramite tra la magistratura (tutta o quella barese?) ed una parte politica”. “L'affermazione si mostra certamente grave ma prego il ministro di essere più esplicito, avendo peraltro affermato che “non ha paura”, così che io possa in modo preciso querelarlo. In simile ipotesi stia certo gli darei la più ampia facoltà di prova. Chiedo allora al ministro di spiegare finalmente in modo chiaro e preciso cosa intenda dire quando assume che sarei tramite tra magistratura e parte politica ed in particolare in relazione a quali indagini o processi io abbia fatto ciò”. Conclude Maritati: “Assuma, se è vero che ha coraggio, un comportamento serio dicendo quello che sa altrimenti taccia e si informi bene sulle persone, oltre che sui fatti, dedicando infine maggior tempo ed energie alla sua attività di ministro e ai suoi doveri di servizio verso la popolazione italiana, quella meridionale e quella salentina in particolare”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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