Da aprile al Maggio

Un cantautore portoghese diviso tra la politica e la primavera

Maggio per il canto è un mese simbolico. Si dà qualche giorno di tempo alla primavera per ambientarsi e poi la si saluta cantando, spesso nella cornice di lunghe rappresentazioni teatrali popolari che, tra sacro e profano, raccontano una grande guerra o i quattro vangeli. In Toscana forse risiedono attualmente i maggiaioli più famosi e anche meglio reintegrati nel repertorio della cultura “alta”. Ma la tradizione è ben più estesa. Il Portogallo ha avuto un maggiaiolo atipico. José Afonso veniva dalla tradizione del fado di Coimbra, ma poi si lanciò nell’agone politico e nella canzone di lotta. Se ci si aspetta mitragliatrici e P38, però, si resta quasi delusi. Uno dei suoi album più emblematici s'intitola appunto “Cantigas do Maio”, canzoni del maggio, i cui testi esibiscono simboli arcaici, immagini di un menestrello d’altri tempi. I più osati parlano di re nudi o fraternità, valore che puzza di rivoluzione francese, dunque proibito. Il tema del titolo è come una ballata medievale convertita al tonalismo. Tra tonica e dominante, parla di amate perdute in fondo a un giardino e di rose in varie tonalità di rosso. Nel ritornello si danno istruzioni alla madre in caso di morte del caro figlio.

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