Nevi, gigli, gelo

Pagine memorabili sull'eros in vecchiaia da un Giuseppe Verdi ancor giovane e il suo nuovo librettista

A una svolta importante della sua carriera, Giuseppe Verdi si procurò per librettista un ex seminarista di Murano, Francesco Maria Piave, scrittore mancato e correttore di bozze. Piave produsse libretti onestissimi e famosissimi. Sono anche buoni, diceva Verdi perfido, “salvo i versi”. Scrivendo il primo, l’autore deve aver pensato che o la va o la spacca, e volle mostrare tutto quel che aveva da dare, incluso un certo patriottismo in stile Nabucco, con gli spagnoli nel ruolo degli ebrei. Ernani però è soprattutto un’opera sull’eros senile: Elvira ama un giovane bandito, ma è promessa al vecchio zio e bramata da Carlo V in persona. Qui lo zio ha appena pescato la nipote in camera coi suddetti e sproloquia di gigli, nevi sul crine, cuor di gelo… Traducendo: si lamenta che alla sua età avrebbe dovuto smetterla da un pezzo di correr dietro alle sbarbine; poi dà della sgualdrina alla ragazza dicendo: “Non è affatto un giglio immacolato”. Ma, dal libretto alla partitura, l’insulto scompare con l’aggiunta di una vocale: “tu” diventa “tuo”, ossia: quel giglio non poteva esser solo tuo, vecchio fesso. Che accetti l’idea di un ménage a quattro? Coppia aperta? Orgetta? Macché… Elvira scenderà dall’altare già vedova. “Il cane dell’ortolano – dicono gli spagnoli – non mangia né lascia mangiare”.

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