Liberalizzazione di luce e gas. “L'Italia è lontana”

Il punto di vista di Aldo Patriciello, eurodeputato

Il Parlamento Europeo dovrà esaminare nuovamente le proposte volte a liberalizzare il mercato interno dell’elettricità e del gas. Per Aldo Patriciello, eurodeputato e vice presidente della Commissione Itre, in Italia una concreta liberalizzazione è ancora lontana

Nei prossimi mesi, antecedenti all’appuntamento elettorale di giugno, il Parlamento Europeo dovrà esaminare nuovamente le proposte volte a liberalizzare il mercato interno dell’elettricità e del gas. Un elemento chiave riguarda la separazione della proprietà delle attività di produzione e di trasmissione (il cosiddetto “unbundling”). Si propone, inoltre, di rafforzare i diritti dei consumatori, tutelando quelli più vulnerabili. La normativa riguarda anche il ruolo dei regolatori e le restrizioni da porre agli operatori non europei. Uno studio recente, realizzato da Utilitatis e Federutility, sul servizio di distribuzione e vendita del gas naturale in Italia, convalida la tesi di una ridiscussione sul mercato libero: dopo dieci anni di liberalizzazione la concorrenza nel mercato del gas non decolla tanto è vero che negli ultimi sei anni ha cambiato fornitore solo il 3,1% degli utenti domestici. Recenti stime attestano anche che solo il 4,4% degli utenti ha deciso di cambiare gestore elettrico. Di questi solo un terzo ha scelto un operatore diverso, ovvero che non fa parte dello stesso gruppo societario del vecchio fornitore. “La politica energetica dell’Unione Europea per un’energia sostenibile, sicura e competitiva – ha affermato Aldo Patriciello, eurodeputato e Vice Presidente della Commissione ITRE (Industria, Telecomunicazioni, Ricerca ed Energia) – deve essere ambiziosa e volta a conseguire benefici a lungo termine. E’ evidente che siamo ancora lontani dal raggiungimento di tal risultato.” “La necessità di una nuova discussione, in cui si ponga maggior accento sulla riduzione della vulnerabilità esterna dell'UE alle importazioni, nasce dalla constatazione che i mercati europei dell’energia non funzionano ancora secondo le regole della concorrenza”. “Nel nostro Paese – ha commentato Patriciello – le misure di liberalizzazione introdotte nel luglio del 2007 hanno apportato miglioramenti in materia di efficienza dell’approvvigionamento energetico ed hanno consentito risparmi per gli utenti, ma la totale apertura dei mercati dell’elettricità e del gas non si è concretamente realizzata”. “A oggi, infatti, il mercato non offre particolari differenziazioni tra i fornitori di energia e le tariffe per lo più si assomigliano. Riconoscere la facoltà ai consumatori di scegliere il proprio fornitore di energia elettrica e del gas e stabilire le condizioni contrattuali, ma non assicurarla realmente è una grande contraddizione che va necessariamente eliminata. Inoltre, le gravi disfunzioni del libero mercato dell’energia non permettono al nostro apparato economico, caratterizzato da piccole e medie imprese, di sfruttare le opportunità della liberalizzazione perché, appunto, ancora poco conveniente”. L’Unione Europea ha avviato un’inchiesta contro l’Eni, l’importante società italiana operante nel settore energetico, per abuso di posizione dominante nella gestione di tre gasdotti, ai danni della concorrenza. Oltre che porre l’Eni sotto minaccia di una consistente ammenda, l’Antitrust europeo potrebbe ricorrere anche a rimedi strutturali, consistenti nella cessione di tutte le quote che detiene in Tenp, Transit e Tag. Patriciello commenta la vicenda affermando: “Il rimedio strutturale minacciato da Bruxelles costerebbe caro non solo all’Eni, ma all’intero paese. Infatti, il gasdotto austriaco Tag, che rischia di essere sottoposto a cessione obbligata, ha un ruolo cruciale per la politica energetica italiana.” “La libera concorrenza va preservata, ma si tenga anche conto dell’emergenza energetica del nostro Paese. Questa vicenda rende evidente quanto sia indispensabile rivedere il nostro mix di fonti di produzione di energia e liberarsi dalla eccessiva dipendenza esterna”. “La diversificazione delle fonti energetiche, con il ricorso a energie rinnovabili e con un coscienzioso utilizzo del nucleare, è un elemento importante per accrescere la competitività nel settore e nell’intero sistema-paese. Il primo mattone per il ritorno al nucleare – ha aggiunto l’eurodeputato – posto dal nostro Governo, attraverso gli accordi bilaterali Italia – Francia, non può che essere riconosciuto come una scelta di grande consapevolezza e lungimiranza sia per il potenziamento delle nostre reti energetiche, sia per non continuare a pagare l’energia molto di più rispetto al resto dell’Europa”. E facendo infine riferimento all’intesa raggiunta dai leader europei sui fondi stanziati per il settore energetico, delle telecomunicazioni (banda larga) e dello sviluppo rurale, il Vice Presidente della Commissione ITRE ha così concluso: “Mi ritengo soddisfatto del risultato raggiunto. L’Italia è riuscita ad ottenere ben 450 milioni di euro che saranno utili per migliorare gli approvvigionamenti di gas e sviluppare la banda larga. Sono certo che il nostro Governo farà buon uso di questo “aiuto europeo”, come ha già dimostrato essere in grado di rispondere tempestivamente ed efficacemente alla crisi economica”.

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