Cavallino e le sue balle

Storia della discarica dal 1998 al 2009. Il racconto di come trasformare un’idea vincente in un vuoto a perdere

Doveva essere realizzata dal Comune con soldi pubblici ma la discarica viene costruita da Montinaro, Calò e Palumbo con 16 miliardi di lire. Ammortizzati in un anno. Il resto è tutto guadagno

di Ada Martella Nel 1998 Mentre il Salento rimane fermo all’era primitiva del prendo il sacchetto e lo butto in una delle tante cave dismesse, Gorgoni, messo alle strette dalla Regione, emana il bando per la realizzazione di un sistema di smaltimento con prerogative moderne, che preveda la separazione del secco/umido e trattamento dell’umido. Ad aggiudicarsi il bando è la triade di imprenditori privati: Montinaro, Palumbo e Calò che creano la società “Monticava” che poi cambierà nome in “Ambiente e Sviluppo”. “Proposi alle imprese la realizzazione a loro spese della discarica, e il costo più il guadagno che lo ricavassero dalla gestione per una durata di dieci anni. Noi non abbiamo cacciato una lira per la discarica”, racconta il vicesindaco, “l’umido viene separato dal secco, che va imballato, avviato alla biostabilizzazione, da lì la produzione di balle di cdr. Anche se nel 1998 non si sapeva ancora cosa sarebbe successo, se avrebbero deciso per i termovalorizzatori o i termodistruttori o per la produzione di cdr”. E fin qui, almeno sulla carta, va tutto bene: niente più discarica tal quale, in sincronia perfetta con il decreto Ronchi del 1997 ma anche in forte anticipo rispetto alle previsioni del Piano Regionale dei Rifiuti redatto nel 2001 come prima stesura da Raffaele Fitto, quale Commissario straordinario all’emergenza. La lungimiranza di Gorgoni a guardarla con il senno del poi sembra quasi magia: nel Piano di Fitto a Cavallino è prevista una discarica di soccorso, un impianto di biostabilizzazione e l’impianto di produzione di cdr, in una parola tutto ciò che era stato già deciso con piglio autoritario da Gorgoni a totale carico dei privati, in barba alle ordinanze e ai miliardi disposti dalla Regione perché ci si avviasse ad una gestione pubblica dello smaltimento dei rifiuti. È pur vero che la struttura commissariale per l’emergenza rifiuti aveva, nelle linee generali, previsto la produzione di cdr ma nel 1998 la programmazione e la localizzazione sul territorio degli impianti non esisteva. (continua in edicola sul Tacco d'Italia di marzo)

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