Crollo a Castro. Le ipotesi sulle motivazioni

Oggi la visita di Maria Rosaria Manieri e Onofrio Introna

Forse la tragedia di Castro si sarebbe potuta evitare. Solo davanti al crollo di sabato scorso, ci si pone degli interrogativi. E' prevista per oggi la visita di Maria Rosaria Manieri, assessora al Turismo della Provincia di Lecce, e di Onofrio Introna, assessore regionale ai Lavori pubblici

In principio, circa 100-150 anni fa, quel costone tufaceo oggetto del cedimento improvviso di sabato scorso, era un deposito di barche riservato ai pescatori, costituito da sette-otto piccole “rutte” (grotte) calcarenitiche. Poi però le esigenze lavorative della popolazione di Castro mutarono e gli interventi edificatori nella zona costiera e retrostante al porto divennero sempre più massicci ed invasivi. Lentamente si andò delineando nell’immaginario collettivo che il territorio della marina potesse essere una risorsa turistico-commerciale “senza fine e senza fondo”, per cui dagli anni ’70 del Novecento, cioè all’incirca quando il paese acquisì la propria “autonomia amministrativa” (1977 per la precisione) dal Comune di Diso, che a sua volta riuscì a conservare la frazione Marittima, Castro tirò fuori tutta la sua forza, andando a sfruttare quanto più possibile la sua posizione strategica alquanto attrattiva. Il tempo passò veloce come le concessioni e i permessi edilizi rilasciati ai vari proprietari, indigeni e non, susseguitisi negli anni i quali dettero alla luce una serie di costruzioni, vuoi sottoforma di unità abitative buone per la locazione nei mesi estivi, vuoi di locali finalizzati alle attività commerciali anch’essi utili per l’affitto. E così Castro esplose. Le estati cominciarono a non essere più quelle di una volta. La gente dei paesi vicini veniva non solo per un semplice bagno al mattino e al pomeriggio ma pure per sostare la sera in uno dei locali presenti nella zona, hotel, bar, ristoranti, pub. Turisti da tutte le parti d’Europa e degli altri continenti, soldi sempre in circolo e ricchezza (quasi) collettiva per due-tre mesi all’anno. Ma in tutto questo vortice, in pochi evidentemente si sono posti il problema della “sostenibilità” dell’incessante via vai di persone. E quella montagna? Da semplice deposito di barche a contenitore di spazi commerciali e abitativi, avrebbe potuto sopportare quel carico all’infinito? Possibile che qualcuno non si fosse mai posto il problema? Alcuni a caldo, sabato sera, hanno provato ad avanzare delle ipotesi più o meno azzeccate su quel crollo imprevisto e imprevedibile (?), affermando testuali parole: “Se ad un tecnico dici ‘apro una porta’, non fa niente. Se gli dici ‘ne apro due’, non fa niente. Ma se poi apri un ‘portone’, allora il discorso cambia”. Ogni commento diventa a questo punto superfluo. Intanto, nella tarda mattinata di oggi, Maria Rosaria Manieri, assessora al Turismo e alla gestione territoriale della Provincia di Lecce insieme ad Onofrio Introna, assessore regionale ai Lavori pubblici, saranno a Castro per incontrare i rappresentanti dell’amministrazione comunale e i tecnici regionali del Genio civile impegnati nell’analizzare l’intera area e valutare i danni causati dal disastro in piazza Dante. Manieri ha già confermato il suo sostegno: “Castro è una perla del Salento – ha detto -; bisogna unire gli sforzi e mettere insieme tutte le azioni necessarie per riparare ad un danno incalcolabile”.

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