Massimo Manera, il porta… voce

Pioniere del recupero della cultura e lingua grika, oggi è l’alterego di Pellegrino

Primo dei non eletti alle scorse elezioni provinciali, all’indomani delle quali fu premiato da Pellegrino con la nomina a suo “portavoce”

Massimo Manera, 44 anni portati non benissimo, single, avvocato, sindaco di Sternatia per due mandati (attualmente è vicesindaco e assessore all’urbanistica). Pioniere del recupero della cultura e lingua grika della sua comunità, fu il primo presidente dell’Unione dei Comuni della Grecìa salentina (attualmente è componente della Giunta). Primo dei non eletti alle scorse elezioni provinciali, all’indomani delle quali fu premiato da Pellegrino con la nomina a suo “portavoce”. In seguito a polemiche dell’opposizione di Palazzo dei Celestini sulla proliferazione dei costi per questo tipo di incarichi, giurò solennemente di prestare la sua opera a titolo gratuito: promessa mantenuta per tre mesi. Dal quarto fu equiparato nello stipendio ad un dirigente, percependo uno stipendio lordo mensile di poco meno di 7.000 euro. Di recente ha preferito rinunciare al seggio di consigliere provinciale e mantenere il suo incarico (commento ironico di Raffaele Baldassarre: “la lettura della lettera di dimissioni di Manera è più lunga della sua permanenza nel Consiglio”). Secondo la legge 150/2000 il portavoce di un Ente deve essere iscritto all’Ordine dei giornalisti. Manera non risulta iscritto nell’albo dei giornalisti pugliesi. Il recente decreto Tremonti ha ulteriormente chiarito e ristretto i margini interpretativi della legge 150 che all’articolo 6 recita: “le attività di informazione si realizzano attraverso il portavoce e l’ufficio stampa e quelle di comunicazione attraverso l’ufficio per le relazioni con il pubblico”. E’ pacifico che nel lessico comune, imbastardito da certo linguaggio televisivo, informazione e comunicazione appaiano come sinonimi. Ma non è così. Portavoce e ufficio stampa dovrebbero relazionarsi con i media, operare (da giornalisti, verso i colleghi giornalisti) come facilitatori dell’azione amministrativa. Assumere comportamenti richiesti dalle carte deontologiche. Mai e poi mai gestire budget pubblicitari. “Che inezia!” – dirà qualcuno. Guardare al mancato titolo di “giornalista” del Manera, mentre in Provincia un dirigente accredita denari pubblici sul conto della madre. E invece no. Siamo alla vigilia di una campagna elettorale, e con Giovanni Pellegrino, si sottopone al giudizio degli elettori anche il “direttorio” dei suoi fedelissimi: oltre a Manera, quindi, anche il capo di Gabinetto Gianni Turrisi. Entrambi percepiti dai più che hanno avuto a che fare con l’Ente provinciale come i veri “Vicepresidenti”. Chiamatelo allarme preventivo o, se preferite, difesa corporativa di una professione, quella giornalisitica, che ormai è diventata precaria e quindi sempre meno autorevole e sempre più ricattabile. Ma, a meno che il funambolico avvocato di Sternatia non sia professionista o pubblicista, al prossimo giro porterà la voce di chi gli pare, tranne quella di Pellegrino, se lo stanco senatore ce la farà a vincere ancora. L’augurio del Golem è che, persa nel PD la prassi alle “primarie” (anche Nichi Vendola, sempre più Pd e sempre meno Rifondazione, specie dopo la sconfitta al suo congresso, è in una botte di ferro su questo fronte), la si possa riprendere almeno per i rispettivi staff.

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Mario Maffei

Giornalista professionista

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