Vento dell’Est, vento di speranza

Sperimentare le potenzialità della musica per diffonderne il valore

Quindici anni di successi per la band Vento dell’Est. Antonio Riso, leader e fondatore del gruppo, svela i segreti di questo lungo sodalizio musicale, con un pensiero particolare rivolto a don Tonino Bello

di Paolo Palomba Opera a Tricase, da circa 15 anni, la band Vento dell'Est: si tratta di un gruppo musicale fondato dall’ artista salentino Antonio Riso. Il nome della compagine è legato alla nostra storia: nel 1995, infatti, in concomitanza con la nascita dell’ ensemble, si registrarono sulle coste del Salento i primi sbarchi di profughi. Il richiamo al Vento dell'Est riecheggia i sentimenti di disperazione, sofferenza e speranza di quelle etnie vicine alla terra d’ Apulia, impegnate nella ricerca di migliori condizioni esistenziali. Il team rock include sei componenti: Angelo Palma, al basso elettrico; Tonino Caracciolo, alle tastiere; Toni Fasano, alla chitarra elettrica; Luca Pagliara, alla chitarra ritmica; Cosimo Boccadamo, alle percussioni; Antonio Riso, voice e chitarra accompagnamento; Renato Longo, manager affermato nel campo della produzione artistica. Per cogliere le qualità artistiche dell'ensemble, abbiamo intervistato il leader, che ha rivelato i carattericstilistici di riferimento. Antonio Riso, come nasce l’ idea di una band ancorata agli anni Settanta? “Nel lontano 1975, dopo aver assistito ad un concerto dei Nomadi, ho conosciuto il cantante Augusto Daolio, con cui ho stretto un’intensa amicizia. Confesso si essermi innamorato dei canoni espressivi del complesso emiliano. Le modalità comunicative dei Nomadi sono vicine al mio pensiero, orientato a confutare ogni forma di ipocrisia, nel perseguimento dei principi di cittadinanza attiva. Dopo la scomparsa di Daolio, ho voluto fondare una band locale, per promuovere tale genere musicale.” Nel 2009 il suo complesso festeggerà il 15° anno di vita. Qual è il segreto del lungo sodalizio? “Ritengo che ogni gruppo musicale si costituisca sulle idee positive, maturate nel tempo dai leader-fondatori. La nostra identità tesaurizza le potenzialità di persone consapevoli del ruolo sociale della musica. Sono i valori di socialità, fede e professionalità che danno voce ai Vento dell’Est, per sostenere le certezze profonde rinvenibili nel significato della vita, attraverso l’ amicizia più genuina. Credo, inoltre, che ogni autore debba concedere alle proprie opere il segno irripetibile dell’ originalità, per evitare forme-fotocopia di appiattimento espressivo.” Quanto conta la sua formazione personale, nelle produzioni dell’ ensemble di cui è fondatore? “Nella mia formazione ho avuto la fortuna di incontrare don Tonino Bello, di cui sento ancora l’energia vivificatrice. Sperimentando l’ uso di colorazioni e sensazioni acustiche, pertanto, sono animato da quell’inquietudine del non ancora, che il sacerdote alessanese mi ha fatto maturare. Dal 1996 vivo di musica e di pittura: nel 2005, infatti, sono riuscito a pubblicare il primo Album, intitolato “La pace, l’amore, l’inferno”, con dieci brani inediti. La mission artistica del complesso intende interpretare il mondo all’ insegna della partecipazione, raccogliendo a mani nude e colme di tenerezza il senso della esistenza. Il leitmotiv, infatti, è connotato dai dinamismi di origine rock-blues, dal ritmo incalzante del reggae caraibico, nonché dai ritornelli modulati della canzone popolare e d’autore.”

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