Un federalismo formativo

Il sistema scolastico al centro del dibattito sul federalismo

Adriana Poli Bortone, senatrice del Popolo della Libertà e coordinatrice di Alleanza nazionale in Puglia, giudica antica ed anacronistica la visione “vendoliana” del federalismo in tema culturale

“E’ un modo antico e anacronistico quello di Vendola di affrontare il tema del federalismo ponendo fin dall’inizio del dibattito una sorta di iato fra ‘scuola padana’ e ‘scuola terrona’. E’ singolare che un uomo di cultura come il presidente della Regione Puglia privilegi la strumentalità della polemica politica ai contenuti reali del progetto”. È questo il giudizio di Adriana Poli Bortone, senatrice del Popolo della Libertà e coordinatrice di Alleanza nazionale in Puglia, sulle recenti valutazioni di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia in merito ad alcuni aspetti del progetto di riforma federalista dello Stato del Governo Berlusconi, ed in particolare sule novità che attendono il sistema scolastico. “Ragioniamo da anni, con condivisione bipartisan – ha continuato Poli Bortone – sul recupero delle identità culturali. Un recupero che non può esser fatto solo attraverso lauti finanziamenti ai progetti regionali (anche quelli, per carità, vanno finanziati, ma… cum grano salis!), ma molto meglio attraverso un sistema scolastico nel quale, oltre ad uguali contenuti formativi di base a livello nazionale, vi siano anche contenuti legati alla storia del territorio nelle sue molteplici espressioni, che vanno dalla danza alla musica o all’artigianato. Non era la Sinistra che, in un eccesso di autostima, si era sempre proclamata come sentinella delle diversità e dunque delle identità locali? Non può farlo solo se spinge per insegnare il griko nelle scuole elementari dei Comuni della Grecìa salentina o se deve abbondantemente finanziare gli eventi della Notte della Taranta. Credo possa essere molto più utile anche un federalismo che non sia solo fiscale, ma anche formativo e culturale – ha proseguito la senatrice – con un sistema scolastico dotato di uguali contenuti sul territorio nazionale (il che salvaguarda quella unità più volte infranta proprio dagli interventi della Sinistra), ma arricchita da contenuti squisitamente localistici che stimolino negli allievi curiosità di conoscere e quindi di appartenere al luogo nel quale sono nati. Vendola sa (meglio di me) che sono la forza della cultura dei luoghi, il senso dell’appartenenza, la fierezza delle diversità e delle identità, che possono sconfiggere nei fatti la globalizzazione che tutto omologa. E la scuola è la prima agenzia educativa che può fare la sua parte”.

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