Rieducare all'incontro

Riflessioni su un editoriale di Giuseppe De Rita

Il pensiero del filosofo Martin Buber non può che essere attuale, perché attuale è la necessità di ritrovare il filo del dialogo e la strada della relazione. E’ questo il compito degli educatori: riproporre la dinamica dell’incontro, insegnando ad usare il pensiero nella dimensione del dialogo autentico

In un editoriale di Giuseppe de Rita, pubblicato qualche settimana fa sul “Corriere della sera”, si rifletteva sulle difficoltà cui oggi sembra andare incontro la convivenza collettiva: “vivere accanto senza connettersi”, questo il duro risvolto di una società, quella occidentale,che “ha perso luoghi, occasioni e meccanismi di integrazione sociale”. La lotta per affermare i diritti e le libertà dell’individuo ha segnato un momento importante della storia europea, le conquiste che ne sono derivate hanno spalancato le porte della modernità, ma inevitabilmente con l’affermarsi dell’individuo sono venute meno “le connessioni di famiglia, di gruppo parentale, di osteria o di circolo,di parrocchia, di comunità locale; la storia degli ultimi anni ha rotto il ritrovarsi dei singoli in ideologie, partiti, sindacati, luoghi e lotte di lavoro”. Siamo o facciamo mucillagine: massa informe e sconnessa di vegetazione galleggiante sul mare di un’epoca senza memoria, in cui lo spessore temporale della vita e della storia si è appiattito su un presente labile e senza direzione di marcia. De Rita accenna,nel suo articolo, ad un grande filosofo del secolo scorso, per il quale “l’identità non è nel soggetto ma nella relazione”. Il filosofo in questione è Martin Buber e il suo pensiero non può che essere attuale, perché attuale è la necessità di ritrovare il filo del dialogo e la strada della relazione. E’ questo il compito attuale degli educatori, i quali nei diversi luoghi in cui esercitano la loro funzione devono riproporre la dinamica dell’incontro, insegnando ad usare il pensiero nella dimensione del dialogo autentico. Buber non ha solo fondato teoreticamente la struttura dialogale della dinamica educativa, ma si è soffermato anche su quegli atteggiamenti pratici che aiutano a stabilire relazioni positive tra persone e tra gruppi. Impostare la relazione educativa su tali basi significa anche e soprattutto evitare di appiattire l’immagine più vera dell’uomo sui parametri dell’efficientismo, della produttività, del successo professionale e del potere.

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