Poli: “Sindacati più moderni”

Parla il deputato di An Puglia

Adriana Poli Bortone si esprime sulla situazione dei sindacati. Per il deputato di An occorrono modi di rappresentatività più consoni alla situazione attuale

Il deputato del gruppo Uen al Parlamento europeo e coordinatore di Alleanza Nazionale in Puglia Adriana Poli Bortone torna ad affrontare il tema del sindacato e la necessità di riscriverne ruoli e strutture alla luce della delicata fase della vita socio-economica del Paese “Le polemiche sorte in questi giorni sul tema del sindacato (quieta non movere) – evidenzia – mi convincono sempre di più che il problema esiste e che è più facile demonizzare subito piuttosto che voler ragionare. Insito a voler esprimere sul punto un pensiero che non può prescindere dal contesto storico ed economico nel quale viviamo, tanto meno dai cambiamenti che la politica sta ponendo in essere in questo Paese. Più ancora oggi, con una tornata elettorale in cui l’utilità del voto è legata alla necessaria semplificazione del quadro politico con l’obiettivo di eliminare ingenti spese (i famosi costi della politica), ma soprattutto di dare all’Italia una democrazia reale dell’alternanza. Un obiettivo politico ambizioso. Mi spiegate perché non si debba chiedere anche al sindacato di fare dei passi in avanti verso la modernizzazione? Che non significa anare il sindacato, ma solo chiedergli di contribuire in maniera meno retorica e “conservatrice” (nel senso più negativo del termine) a cambiare le regole del gioco, rendendosi conto che esiste il problema della competitività e che il costo del lavoro incide notevolmente sui costi di produzione. E’ eresia porsi di fronte ad un sereno ragionamento? E’ eresia ricordare che i sindacati, a differenza di quanto recita l’articolo 39 della nostra Costituzione, sono ancora “associazioni non riconosciute” e che i commi 2, 3 e 4 di quell’articolo necessitavano di una serie di specificazioni da parte della legislazione per diventare operativi? Tutto ciò non è accaduto. I sindacati in Italia sono associazioni non riconosciute, regolamentate, dunque, non dal diritto pubblico, bensì dal diritto privato. Una riflessione, allora, oggi si impone. E’ moderno – si chiede Adriana Poli Bortone – un sindacato che risulta dalla scissione del ’48? Accanto ai quattro tradizionali sindacati oggi sorgono innumerevoli altre “associazioni non riconosciute”, anch’esse titolari di nuova “rappresentatività”. Invitare i sindacati a fare anch’essi un coraggioso passo in avanti per trovare modi ed espressioni di rappresentatività più consoni alla situazione attuale non mi pare proprio che sia un attacco alla democrazia! Tutt’altro. Credo che sia una assunzione di responsabilità nei riguardi dei lavoratori, delle aziende, del mondo del lavoro tutto e dell’intera società italiana che combatte con una cultura del lavoro anacronistica, che sembrerebbe più rivolta alla tutela di privilegi che aperta alla ricerca di individuare e rappresentare nuove esigenze”.

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