Etichette per l'olio d’oliva

La critica della Poli

Adriana Poli Bortone critica la decisione della Commissione europea di “mettere in mora” l’Italia per gli obblighi nazionali sulle etichette dell’olio

Il deputato del Gruppo Uen al Parlamento europeo Adriana Poli Bortone ha presentato una interrogazione alla Commissione europea per chiedere le ragioni che hanno motivato l’invio allo Stato italiano di una lettera di “messa in mora” (con apertura di procedura di infrazione) per le disposizioni nazionali (legge n. 206/04 e decreto attuativo n. 243/07) in materia di etichettatura dell’olio d’oliva, che stabiliscono l’obbligo di specificare sulla etichetta il paese d’origine delle olive impiegate. Secondo la Commissione, per motivi di presunta discriminazione tra gli oli dei diversi Paesi, un sistema obbligatorio sarebbe “non necessario ed illegale”. La normativa comunitaria (regolamenti n. 2152/01 n. 1019/02) stabilisce per i produttori di olio d’oliva la facoltatività di indicare sull’etichetta il paese d’origine delle olive. “La posizione della Commissione è discutibilissima e va giustificata – evidenzia con forza Adriana Poli Bortone – di fronte al fatto oggettivo che l’olio è il prodotto maggiormente contraffatto e che non è un mistero la pratica di produttori poco virtuosi che ingannano i consumatori utilizzando miscele di oli diversi, provenienti anche da Paesi fuori dell’Unione europea. Chiedo quali sono le ragioni economiche di una presa di posizione così forte contro l’Italia e contro l’unico strumento capace di informare i consumatori europei, sguarniti a questo punto di fronte alle truffe e alla pirateria alimentare. Questo è un deciso passo indietro rispetto, ad esempio, al gran lavoro fatto anche personalmente per la trasparenza alimentare e per il Regolamento sulle etichette. Ritengo – conclude – che una informazione chiara, trasparente ed esaustiva circa l’origine dei prodotti alimentari sia assolutamente necessaria”.

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