In gita a Taranto

Alla scoperta di sommergibili e siluri

Gradita opportunità di partecipare ad una originale ed interessante gita a Taranto: scopo principale dell’iniziativa, la visita a quell’Arsenale della Marina Militare, in particolare al Comando Gruppo Sommergibili, alla Scuola di Formazione del Personale Specialista e, dulcis in fundo, alla annessa stazione delle unità subacquee

Sfidando una giornata ventosissima e decisamente fredda in rapporto al periodo stagionale e alla latitudine salentina, ecco muoversi da Lecce, di buon mattino, una nutrita comitiva di oltre cinquanta persone, fra cui alcuni ragazzi. Nel capoluogo ionico, si guadagna direttamente, con il pullman, il cortile d’ingresso di Marinarsen e, quindi, la palazzina interna, méta dell’escursione. Personale con le stellette gentile e preparato introduce il gruppo in ambienti moderni e luminosi, con una prima ed interessante sosta nell’ampio salone conferenze. Un ufficiale in s.p.e., il tenente di vascello Cutrona, giovane ma pienamente all’altezza del compito, dà il benvenuto e illustra cosa sono e quali compiti hanno, oggi, la Marina Militare in genere e il Comando Forze Subacquee in maniera specifica: esposizione interessante, accompagnata da diapositive e immagini filmate davvero inedite. Subito dopo, breve break per un caffè e qualche dolcetto, quindi sopralluogo in due ambienti dove sono impiantati in sezioni separate – i simulatori, fedelissimi, del quadro comandi di bordo, vero e proprio cervello, di un sommergibile (centinaia e centinaia di lucine, puntini luminosi, leve, pulsanti, si pensi che preparazione intensa è necessaria per acquisire padronanza degli apparati!), nonché in un grande vano, con una specie di vasca botola e un cilindro d’emersione sopraelevato, in cui ci si esercita per le manovre di evacuazione del personale di bordo, in caso d’emergenza, dai fondali marini ( sino a 90-100 metri di profondità) alla superficie. Mica roba da scherzo, ciononostante procedure reali e sperimentate tante volte. Infine, la visita alla sala museo del Comando, contenente reperti indiscutibilmente eccezionali e che colpiscono. Ultimato il giro nella palazzina, si passa un pò alla volta – attraverso una botola a prova di dieta e centellinando con cura e precisione i pioli di una lunga e scaletta metallica a piombo – alla discesa nel ventre del sommergibile Pelosi, della classe Sauro (dal nome Nazario Sauro assegnato ad uno dei primi mezzi del genere, ormai non più esistente): lunghezza 65 metri, larghezza 6,80 metri, velocità 11 nodi in superficie e 20 in immersione, equipaggio 50 persone, sei tubi lanciasiluri. Beh, che dire, anche per i più informati dei visitatori, si materializza il contatto con un habitat e una serie di realtà che, a vederli nei film o sui libri o in tv, danno un’idea meno che minima rispetto all’effetto che producono dal vivo: corridoi strettissimi, brandine spartane per l’equipaggio due, ogni tre persone sistemate niente poco di meno che sopra alle piattaforme dove trovansi adagiati i siluri, gli stessi ufficiali usufruiscono di sei giacigli del genere riuniti in una cabina separata, solo il comandante del sommergibile ha un buco tutto per sé; da ultimo, non per utilità, il cucinotto, più o meno di metri 1,20X1,20, perfettamente attrezzato, in cui lavorano tre addetti, 24 ore su 24, per diversi turni di colazione, pranzo e cena e, durante la navigazione, anche per la pizza di mezzanotte. Intorno, silenzio, silenzio assoluto, quasi irreale, non per niente il motto su targa di bronzo, nell’unità subacquea, recita in latino In silenzio, sperando. Pensare che, talvolta, i sommergibilisti trascorrono anche un mese e più sempre in immersione, tra turni di lavoro o di guardia di quattro ore ciascuno, intervallati da eguali parentesi di riposo e/o di sonno. Quale emozione a guardare l’esterno (in questo caso le onde spumeggianti e repentine sotto lo stimolo del vento, le basse coste del Mar Piccolo, gli edifici e le attrezzature dell’Arsenale e, infine, la volta azzurra del cielo) attraverso l’occhio del mitico periscopio, una visione non ad alta, ma ad altissima definizione! Con la stessa competenza riscontrata nella sede del Comando, anche a bordo del Pelosi un giovane ufficiale fornisce un’illustrazione interessante e molto utile sul mezzo subacqueo, sulle prestazioni e caratteristiche tecniche e sulle attività svolte. Rimessi i piedi sulla terra ferma, al termine dell’incontro con gli ufficiali e gli altri cortesi operatori della Marina Militare, scambiati con evidente calore umano i rituali doni e i saluti di commiato, sopraggiunge, a guisa di indovinata chicca che sorprende l’intera comitiva, la frase di uno dei presenti: Bisogna avere un cuore grande, per avvicinarsi al cuore del mare. Lasciato l’Arsenale, ci si dirige al Circolo Sottufficiali M. M., con i suoi grandi e luminosi saloni, e lì si consuma, in un clima cordiale ed amichevole, un apprezzato pranzo. Gustosa sorpresa, una grossa guantiera di paste dolci, offerta da un escursionista benemerito. Infine, l’ameno tragitto in pullman, tra i rossori del tramonto, lungo la circummarpiccolo e di nuovo sulla superstrada Taranto Brindisi Lecce per il rientro a casa. Una giornata riuscita favolosamente in ogni senso. Rocco Boccadamo

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