Poli. “Puglia. Regione a statuto speciale”

La situazione del Mezzogiorno

Adriana Poli Bortone, deputato del gruppo Uen al Parlamento europeo e vicesindaco di Lecce si esprime sulla situazione del Mezzogiorno italiano

Le vicende della Campania mi convincono ogni giorno di più della nota tesi “dei Mezzogiorni”! Un Sud a macchia di leopardo con specificità culturali e comportamentali, con classi dirigenti differenti, con capacità propulsive autonome. La Napoli (e quindi la Campania) pre-unitaria, capitale di un Regno all’avanguardia per commercio, industria, assistenza sociale, istruzione, finanza, oggi viene percepita come il territorio del degrado, della delinquenza, della disoccupazione e trascina con sè, nella considerazione negativa, l’intero Sud “palla al piede” dell’Italia produttiva. Se così è, mi alletta l’idea di cominciare a considerare la possibilità anche nel Sud di individuare un territorio che si assume le proprie responsabilità e impari definitivamente a camminare sulle proprie gambe con forme e condizioni di autonomia secondo quanto previsto dall’art 116 della nostra Costituzione. Nell’attuale situazione socio-politica siamo pronti per sperimentare in Puglia quel “federalismo graduale” che veda coinvolte nella riforma federale una Regione, come la Puglia appunto, in grado di poter richiedere uno statuto speciale. Nella passata legislatura il governo di centro-destra affrontò il tema della riforma elettorale della Stato, una riforma bloccata dal referendum perchè non avemmo la capacità di far veicolare con efficacia il suo contenuto fortemente innovativo. In particolare al Sud. Ma se effettivamente vogliamo emanciparci dall’assistenzialismo statale che a o quasi ha prodotto per decenni in termini di sviluppo duraturo e se vogliamo comprendere che l’area mediterranea è un bacino interessantissimo per le relazioni culturali ed economiche (e la Puglia è favorita peraltro dalle sue posizioni geografiche), abbiamo bisogno degli strumenti dell’autonomia propri di Regioni come la Sicilia, la Sardegna o il Friuli o in ogni caso anche di forme nuove da individuare nell’ambito del percorso verso il federalismo che ha intrapreso il nostro sistema istituzionale. Un cammino, ritengo, quasi obbligato per poter acquistare quella capacità di relazionarsi con le aree del Mediterraneo oggi nuovamente all’attenzione dell’UE e favorito dalla recente iniziativa di Sarkozy di promuovere, con Italia e Spagna, una “Unione del Mediterraneo” che valorizzi le potenzialità relazionali, in senso vasto, del Mare Nostrum recuperato alla considerazione dell’Europa. La Puglia in questo modo potrebbe sfruttare completamente la sua posizione centrale nel contesto geografico di cui fa parte e promuovere reale ed autonoma cooperazione internazionale. Una più efficace politica di vicinato con regioni dalle problematiche assai più complesse. Dobbiamo, allora, dotarci del coraggio di affrontare una vera rivoluzione culturale prima ancora che economica, allontanando innanzitutto l’antico atteggiamento pietista e ritrovando l’orgoglio del far da soli, atteso che le risorse e le capacità non mancano e che dopo il treno (ultimo) della programmazione comunitaria 2007/2013 lo sviluppo del territorio dovremo essere in grado di costruirlo esclusivamente con le nostre mani, uno sviluppo durevole, razionalmente pianificato, consapevole. Da affidare non solo ai politici, ma alle forze vive del territorio, all’imprenditoria illuminata, ai giovani professionisti, agli artigiani, agli agricoltori fieri della loro storia, ad un rinnovato sistema scolastico e di formazione professionale relazionato con le nuove potenzialità lavorative, alla capacità, in sintesi, dei pugliesi di produrre nella e per la loro terra lavoro, reddito, ricchezza. Gli spazi per operare fruttuosamente ci sono. Basta avere la voglia e la capacità di individuarli insieme con la comunità pugliese che non può essere accomunata ad altri nelle considerazioni negative di un Sud accattone, sporco, corrotto, incapace. Non si tratta di “prendere le distanze” nel momento difficile per alcune regioni meridionali, ma di approfittare delle circostanze oggettive per riflettere ed affrontare con responsabilità e coraggio il tema di una Italia federale, che non equivale ad una Italia frammentata o privata della sua unità nazionale, ma una Italia nella quale lo Stato vada vissuto come valore non nel suo possibile interventismo assistenzialista o sostitutivo di incapacità locali. Il federalismo, insomma, non come jattura per il Meridione, ma come opportunità di sviluppo in una sana competitività regionale, che non potrà che portare vantaggi complessivi al territorio. Un Puglia a statuto speciale non potrà che essere modello efficace per una rivoluzione pacifica del Mezzogiorno nel Terzo Millennio. Adriana Poli Bortone Deputato del gruppo Uen al Parlamento europeo Vicepresidente vicario Anci Coordinatore di An in Puglia Vicesindaco di Lecce

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