Ciuf! Ciuf! Ciuuuf!!! Il non tempo a Sud Est!

I treni del leccese

Un nostro lettore riflette sulla situazione delle stazioni e dei treni nel basso Salento

Da circa due anni per necessità, ma anche con un certo piacere, sono pendolare. Da Campi Salentina a Lecce mi sposto in treno. Costa poco e se ti muovi organizzandoti e con il giusto passo puoi farcela perché c’è una variabile indefinita nell’organizzazione delle Ferrovie Sud Est: il tempo. Fattore essenziale per chi viaggia! Chissà se quando c’era lui… la “littorina” giungeva in orario! Oggi dovevo essere a Maglie per le dieci e trenta. Ottimo! Da Lecce c’è un treno alle nove e quarantatre, arrivo previsto dieci e diciotto, recita l’orario ferroviario invernale feriale. Alle dieci e zerocinque finalmente si parte. Arrivo a Maglie alle undici. Non tanto male poi! Solo tre quarti d’ora di ritardo per fare pochi chilometri. A bordo le carrozze sono piene, tutti a chiedersi, ma con umiltà e rassegnazione, il perché di questo destino. Vana è ogni logica! Alla partenza la cosa che si nota è una “gran folla” di macchinisti, controllori, maestranze che si affannano intorno alle gloriose carrozze già protagoniste di una delle migliori pellicole girate nel Salento. Quell’Italian Sud Est che in cuor suo, esaltando il ‘paradosso’ della ferrata salentina, puntava alla sua riconsiderazione ed al suo rilancio. Speranza rimasta tale.La ferrovia salentina fu anche tema della campagna elettorale del presidente Giovanni Pellegrino, che ‘consumò’ due giorni in viaggio, con cameramen al seguito, verso il sud Salento per saggiare in nuce le qualità di quello che, giustamente, considerava uno strumento essenziale del suo nuovo Salento. La chiave di volta di una stagione di progresso, dove mobilità, turismo e marketing territoriale si sarebbero strettamente coniugati. Nulla purtroppo è cambiato. Affidarsi ‘depensando’ è il monito: non aver premura! L’avventura è nello spirito di questo vecchio servizio. Come in sogno lasciarsi trasportare! E’ tutto così “familiare”. Viene il controllore, veste di morbido velluto marron intonato al beige della maglione di lana, solo un budge verde lo identifica. Oltre a bucare il biglietto ti chiede dove sei diretto e ti dice dove scendere per proseguire verso la destinazione. Le ferrovie Sud Est sono organizzate per snodi, come una metropolitana con le sue stazioni di “smistamento”. Novoli, Lecce, Zollino, Maglie. Un ideale sistema di tratte che se accordato nelle coincidenze garantirebbe una agevole mobilità. A guardar bene si scorgono atti di modernizzazione. Il cantiere aperto nella tratta Novoli-Carmiano che costringe a trasbordi su pullman. L’elettrificazione e la costruzione di cavalcavia permetteranno la chiusura di alcuni passaggi a livello, mandando in pensione i casellanti: vera pagina mitica della ‘saga’ ferroviaria! Poi penso: si poteva puntare ad una manutenzione generale delle tratte, al rinnovo del parco macchine avviandoci a velocità di “littorina” alla messa a punto del servizio? A rallentare questo processo c’è anche la vertenza aperta dagli ambientalisti e da alcune amministrazioni comunali sulla nuova tratta da costruire nella Valle della Cupa per collegare la stazione di Carmiano con la sede universitaria di Ecotekne. Unico sollievo il paesaggio. Scorgi frammenti incantati. Il Salento delle pietre, dei tagli nelle cave. Distese di ulivi e di macchia trattengono odori e ti ammaliano quando sei costretto a lunghe pause in aperta campagna. Quel Salento che nella ferrovia trovò il suo piccolo sviluppo che esportava grandi quantità di patate e di tabacco. L’uomo in marrone ci dice che la stazione di Zollino è prossima, per Maglie si cambia, si raccomanda: “per scendere aspettate che il treno sia fermo”. Perché ci stavamo muovendo? A margine si segnala che l’unica stazioncina pienamente recuperata e ammodernata è quella minuscola di Melpignano! Zona franca del Salento. Quando dici la taranta! Mauro Marino

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